Era nell’aria da tempo, e i bene informati aspettavano solo la data del rientro di Manlio Messina in Fratelli d’Italia, partito di cui è stato esponente di primo piano e vice presidente del gruppo parlamentare alla Camera.
Si sapeva anche che non sarebbe stato un rientro in pompa magna, sul modello di quello del figliol prodigo, e che la piena riabilitazione, se mai ci sarà, dovrà passare per una serie di atti espiatori.
Quello che nessuno poteva prevedere è che il rientro non avverrà, e questo con la benedizione di Giorgia Meloni, direttamente in Fratelli d’Italia ma nel partito di Cateno De Luca.
Messina farà infatti parte, assieme al commissario di FdI in Sicilia Luca Sbardella, della coppia di deputati che andranno ‘in prestito’ a Sud chiama Nord per costituire, assieme a Francesco Gallo, il gruppo parlamentare, necessario secondo la nuova legge elettorale per ottenere lo sconto del 75% nella raccolta delle firme per presentare la lista alle politiche del prossimo anno.
Le firma da raccogliere saranno infatti 1.500 per ogni collegio, invece delle 6.000 previste per chi ha un gruppo parlamentare in una delle due Camere.
La contestatissima norma sulle firme è stata introdotto proprio per contenere il fenomeno delle cosiddette liste civetta.
Ma come rinunciare, in una competizione che preannuncia incerta per un centrodestra senza Vannacci, al poco più dell’uno per cento di cui è accreditato ScN?
Senza tenere conto poi che la percentuale potrebbe più che raddoppiare se le liste di Cateno dovessero comprendere, come sembra probabile, esponenti del neonato ‘Sindaci d’Italia’ che comprende anche esponenti con un passato recente nel centrosinistra.
E allora, saranno Fratelli, ma pur sempre d’Italia, e allora si sa che fatta la legge si trova l’inganno.
Ma niente paura, perché sul fronte opposto il Movimento 5 Stelle sembra sia sul punto di ‘prestare’ due parlamentari a Progetto Civico Italia, il movimento anti Renzi di Onorato, di cui è presidente Ismaele La Vardera, e a cui Conte e Bettini pretendono di affidare il voto dei moderati.
Quindi tutti tranquilli, la par condicio è garantita.
Ma torniamo a Messina, quello che era definito il leader della ”corrente turistica” di Fratelli d’Italia in Sicilia, e che avrebbe dovuto essere promosso Presidente del Gruppo parlamentare dopo la nomina di Foti a ministro.
Gli fu invece preferito Galeazzo Bignami.
La sua stella politica si era infatti nel frattempo offuscata dopo una lite furiosa con Giovanni Donzelli, sulla scia del caso Auteri arrivato alla ribalta nazionale un anno e mezzo fa.
A fine luglio dello scorso anno Messina ha lasciato Fratelli d’Italia per aderire al Gruppo Misto di fa ancora oggi parte.
A dicembre il deputato, dopo un periodo di silenzio, aveva annunciato il lancio di Etna Sky, una nuova compagnia aerea siciliana, che avrebbe fatto risparmiare notevolmente sul costo del biglietto e che era il frutto dell’impegno di una cordata di imprenditori al momento riservata.
I primi voli sarebbero dovuti decollare l’estate scorsa.
All’inizio la flotta avrebbe dovuto essere composta da due Airbus A321, per le rotte più brevi, e da due Airbus A330 destinati ai collegamenti con Nord America e Medio Oriente.
Rimane attivo il sito web della compagnia, ma nient’altro.
Ad aprile l’ex golden boy meloniano aveva tuonato contro il suo ex (prossimo) partito, con un post, pubblicato sul suo profilo social, con il quale dava appuntamento a una conferenza stampa fissata per qualche giorno dopo alla Camera dei Deputati.
Con un altro post aveva poi annunciato il rinvio a causa dello sciopero dei giornalisti fissato proprio per il giorno della conferenza stampa.
Fissata qualche giorno dopo, con un post successivo la conferenza stampa era poi stata spostata a data da destinarsi.
Così Manlio Messina, i cui veri motivi dei dissidi che lo hanno portato alla decisione di lasciare il partito non sono mai stati del tutto chiariti, aveva annunciato la conferenza stampa risultata poi fantasma.
“Credo, dopo tanti mesi, sia arrivato il momento di raccontare perché sono uscito da Fratelli d’Italia, le vere motivazioni e non quelle raccontate con ricostruzioni fantasiose.
È arrivato il momento di aprire il mio telefono e far capire cosa muove me e cosa invece muove chi gestisce il partito di Fratelli d’Italia.
E soprattutto raccontarvi cosa farò da qui a breve”.
Ma quel telefono non è mai stato aperto e quelle motivazioni non sono mai state raccontate.
Da allora il silenzio, interrotto solo da qualche anatema lanciato contro il suo nemico storico, il presidente della Regione Schifani, fino alla svolta di questi giorni e alla decisione di Giorgia Meloni di inCatenarlo a De Luca.
Vedremo quali saranno gli sviluppi della sua avvincente carriera politica.
Iscriviti al Canale WhatsApp di Webmarte TV in modo semplice e veloce.
Clicca qui per entrare nel canale e quindi premi il pulsante in alto a destra “Iscriviti”.
Non riceverai notifiche, ma potrai consultare i nostri articoli aggiornati quando vorrai













