Aveva proprio ragione l’autista che accompagnava Johnny Stecchino nella memorabile scena del film di Benigni: a Palermo il problema è il traffico.
Secondo il Rapporto Mal’Aria di città 2025 pubblicato da Legambiente, Palermo è la città d’Italia più inquinata dal traffico veicolare.
Ci sono due città siciliane tra i 13 capoluoghi di provincia in Italia che nel 2025 hanno superato i limiti giornalieri di PM10 (50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni all’anno) con almeno una delle centraline di monitoraggio ufficiali gestite dall’Arpa.
Sono Palermo, che con 89 sforamenti, uno ogni 4 giorni, è al primo posto superando Milano e Napoli, e Ragusa che con 61 sforamenti si piazza subito dopo al quarto posto.
A Palermo la situazione più critica è segnalata dalla centralina di via Belgio, a Ragusa da quella del Campo di atletica.
Male anche gli altri inquinanti legati al traffico veicolare, come il biossido di azoto (NO₂).
A Palermo, la stazione di monitoraggio di via Di Blasi–Viale Regione Siciliana non ha registrato in nessun mese valori inferiori ai limiti di legge, facendo segnare una media annua di 49 µg/m³ e 127 superamenti del limite giornaliero di 50 µg/m³, contro i 18 consentiti dalla Direttiva europea 2881/2024.
Mentre a Catania è stata la stazione di viale Vittorio a registrare un valore (41 µg/m³) superiore alla media annua prevista dall’attuale normativa.
Entro quattro anni, in vista del 2030 quando entreranno in vigore i nuovi limiti europei, le tre città metropolitane siciliane, Palermo, Catania e Messina, dovranno ridurre entro quattro anni le concentrazioni di biossido di azoto rispettivamente del 39%, 33% e 26% per rispettare i nuovi limiti previsti dalla direttiva europea sulla qualità dell’aria.
Le principali fonti di NO₂ in ambito urbano derivano dai processi di combustione, in particolare dal traffico veicolare: automobili e, soprattutto, veicoli diesel rappresentano la quota maggiore delle emissioni, seguiti dagli impianti di riscaldamento civili e industriali e dalle attività portuali.
L’esposizione al biossido di azoto ha effetti rilevanti sulla salute umana: irrita le vie respiratorie, riduce la funzionalità polmonare e aumenta il rischio di asma, bronchiti e altre malattie respiratorie, soprattutto nei bambini e negli anziani.
Secondo i dati dell’Agenzia europea per l’ambiente, nel 2023 le morti premature attribuibili all’esposizione al biossido di azoto sono state 106 nell’area urbana di Palermo, 92 a Catania e 9 a Messina.
La situazione non è migliore per Ragusa e Siracusa, in particolare per quanto riguarda il PM10: i due capoluoghi della Sicilia orientale devono ridurre gli attuali livelli di concentrazione annua rispettivamente del 29% e del 10%.
“Il quadro che emerge dal Rapporto Mal’Aria per i capoluoghi siciliani conferma la necessità di interventi strutturali e urgenti per eliminare le cause delle emissioni e migliorare la qualità dell’aria nelle nostre città. — dichiara Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia.
Abbiamo poco meno di quattro anni per rientrare nei limiti più stringenti previsti dalla Direttiva europea al 2030. Preoccupa la lentezza con cui vengono attuate le misure per ridurre il traffico veicolare e promuovere una mobilità sostenibile: serve potenziare il trasporto pubblico locale e regionale di massa, estendere le ZTL, realizzare le strade a 30 km/h e ampliare le reti ciclopedonali. Solo così potremo garantire ai cittadini un’aria più pulita, tutelare la salute e rendere le città più sicure e a misura d’uomo.”

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