È stato presentato ieri a Roma il Report realizzato dalla Svimez in collaborazione con Save the Children, ‘Un Paese, due emigrazioni’.
La Svimez è l’Associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, un’associazione privata senza fini di lucro che dal 1946 studia le trasformazioni economiche e sociali del Mezzogiorno e i divari territoriali in Italia e in Europa.
Dal report presentato ieri emerge come il Mezzogiorno continui a perdere giovani competenze qualificate, con una mobilità sempre più anticipata già al momento dell’iscrizione all’Università, che riduce strutturalmente le possibilità di rientro.
Accanto a questa dinamica si afferma un fenomeno in rapida crescita: la mobilità “sommersa” degli anziani, i “nonni con la valigia”, che conservano la residenza al Sud ma raggiungono figli e nipoti emigrati al Centro-Nord.
Dal 2002 al 2024 quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno in direzione del Centro-Nord, per una perdita secca, al netto dei rientri, di 270 mila unità.
Nello stesso periodo, la quota di laureati tra i migranti meridionali tra i 25 e i 34 anni è triplicata, passando dal 20% a circa il 60%.
Oltre 63mila under 35 laureati meridionali hanno lasciato l’Italia.
Nel solo 2024, i giovani qualificati del Mezzogiorno che si sono trasferiti al Centro-Nord sono 23mila, quelli che si sono trasferiti all’estero sono più di 8mila.
In un anno la perdita netta di giovani laureati del Sud, sommando migrazioni interne ed estere, ammonta a 24mila unità.
La fuga dal meridione avviene in genere al momento dell’inizio degli studi universitari.
Nel 2024/2025, quasi 70 mila studenti meridionali, su circa 521 mila, studiano in un ateneo del Centro-Nord: oltre il 13% del totale, con picchi del 21% nelle discipline STEM.
Quasi la metà dei giovani parte dalla Campania e dalla Sicilia per trasferirsi prevalentemente in Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio.
Per la Svimez il costo associato alla mobilità interna dei giovani laureati dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord è di circa 6,8 miliardi di euro l’anno, risorse pubbliche che vanno a favore delle aree più forti del Paese.
La perdita di investimento formativo, a causa dei trasferimenti all’estero, è stimata in 1,1 miliardi di euro annui per il Centro Sud, e addirittura superiore ai 3 miliardi di euro l’anno per l’emigrazione all’estero dei profili più qualificati.
Tra i laureati occupati che hanno conseguito il titolo in un ateneo del Centro-Nord, l’88,5% risulta occupato nella stessa macro area a tre anni dalla laurea.
Tra chi si è laureato in un ateneo del Mezzogiorno: meno del 70% dei laureati trova occupazione nei territori di origine.
Tra le cause i bassi salari per i laureati e divari retributivi territoriali e di genere.
Il Report evidenzia tuttavia un segnale importante in controtendenza.
Negli ultimi anni è migliorata infatti la capacità attrattiva degli Atenei meridionali: a parità di immatricolazioni negli atenei meridionali (108mila), per i corsi di laurea triennali e a ciclo unico, gli immatricolati meridionali negli Atenei nel Centro-Nord si sono ridotti dai 24mila studenti nell’anno accademico 2021/2022 a 17mila nel 2024/2025.
Ma il volto nuovo della mobilità è quello che la Svimez definisce “I nonni con la valigia”.
Sono gli anziani formalmente residenti al Sud che vivono stabilmente al Centro-Nord, il cui numero è quasi raddoppiato, passando da 96 mila a oltre 184 mila unità.
Questa emigrazione “sommersa” è dovuta a due due dinamiche intrecciate.
Da un lato, il ricongiungimento familiare con figli e nipoti emigrati al Centro-Nord anche a supporto dei carichi di cura familiari; dall’altro, la crescente difficoltà di ricevere servizi di cura adeguati nel Mezzogiorno, caratterizzati da carenze nei servizi sanitari e assistenziali.
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