“Cara Josie, siamo tutti qui riuniti per celebrare il tuo ambito traguardo, la tua laurea. Tante volte hai sognato questo momento, hai immaginato quale vestito indossare per questa occasione; ti sei chiesta come ti sarebbe stata la corona d’alloro con i tuoi capelli mossi, e persino in quale mese ti saresti finalmente tolta questo pensiero. Le cose purtroppo sono andate in modo diverso”.
Comincia così la lettera che i colleghi e le colleghe di Josephine Leotta, la studentessa universitaria originaria di Belpasso, tragicamente scomparsa il 10 marzo dello scorso anno in un incidente stradale mentre si recava a Siracusa per seguire le attività del corso di laurea in Architettura, hanno voluto dedicarle in occasione della cerimonia d’intitolazione in suo nome dell’aula studio di Palazzo Impellizzeri, sede della Struttura didattica speciale di Siracusa dell’università di Catania.
All’evento ha preso parte anche il rettore Enrico Foti, che ha voluto essere presente per consegnare alla sorella Jacqueline e al padre Gianluca la pergamena attestante gli studi compiuti da Josephine, alla quale mancava soltanto un esame per conseguire l’ambito titolo di studio.
Alla cerimonia hanno partecipato anche il direttore del dipartimento Dicar Matteo Ignaccolo, il presidente della Struttura didattica speciale di Siracusa Fausto Carmelo Nigrelli – che ha annunciato l’istituzione, da parte dei familiari e della Sds di Architettura, di una borsa di ricerca dedicata a Josephine e destinata a giovani architetti – e il presidente del corso di laurea Luigi Pellegrino.
In aula erano inoltre presenti una rappresentanza degli scout di Belpasso e l’intera comunità della Struttura didattica aretusea: studenti e studentesse, docenti e personale amministrativo, riuniti per ascoltare il racconto del percorso formativo di Josephine, fino alle ricerche sviluppate per la sua tesi di laurea.
“Eri la ragazza dei mille impegni, nonostante l’università trovavi il tempo di dedicarti alla famiglia, agli scout e ad altre attività – hanno ricordato i colleghi di studio –
Da te abbiamo imparato tanto, oltre gli argomenti universitari. Abbiamo imparato lezioni che in nessun libro si trovano, lezioni che nessuno ti spiegherà mai. Ad esempio, saper ascoltare il silenzio, riconoscere ed apprezzare i valori della vita. E ancora essere pronti a reagire e a trovare la forza di andare avanti. In queste aule ci hanno insegnato che l’architetto non progetta soltanto ambienti o prodotti, ma cerca di risolvere problemi, trovando soluzioni anche di fronte a mille difficoltà. E noi ti ricorderemo sempre così, cara Josephine: la collega che trovava la soluzione anche al problema più difficile”.
“Josephine era già un’architetta dell’anima – ha osservato il rettore Enrico Foti, profondamente commosso -, riusciva a creare bellezza in ogni aspetto della sua vita. La sua esistenza ha lasciato tracce profonde: non solo nelle persone e nella famiglia che l’hanno vista crescere, ma nell’intera comunità di Belpasso, qui a Siracusa e in tutti i luoghi in cui ha operato con generosità e spirito di servizio”.
“Nella città aretusea ha poi rivolto lo sguardo verso il mare – ha proseguito il rettore – immaginando, nel suo studio di tesi di laurea, un nuovo waterfront, un nuovo rapporto tra la città e il mare, tra gli spazi urbani e la loro fruizione. Nell’aula studio che oggi abbiamo voluto intitolarle risuonano ancora le sue parole, rivolte ai giovani scout: parole nelle quali i confini non sono barriere, ma passaggi verso nuove strade e nuovi percorsi”.
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