Il deputato di Fratelli d’Italia Luca Cannata, dopo la risposta del Consiglio di sorveglianza di Aretusacque a una su interrogazione, ribadisce come la questione della natura della società sia una questione fondamentale con conseguenze concrete sulle regole applicabili, sugli obblighi di trasparenza, sui controlli e sulle procedure di affidamento.
Il Consiglio di sorveglianza ha comunicato che il parere legale acquisito dall’Ati riconosce la natura di società a controllo pubblico, mentre con una nota di pochi giorni fa il Consiglio di Gestione della società ha affermato il contrario, che si tratta di una società a partecipazione mista pubblica-privata sotto forma di società per azioni.
Il Comitato di sorveglianza ha comunicato il contenuto del parere espresso dagli avvocati prof. Agatino Cariola e Cinzia Blanco
“Aretusacque va qualificata come società a controllo pubblico. Ne discendono, tra l’altro, l’applicazione delle regole del TUSP (il Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica) in materia di reclutamento del personale, degli obblighi di trasparenza e di prevenzione della corruzione e della disciplina su inconferibilità e incompatibilità degli incarichi”.
Il presidente del Consiglio di Sorveglianza Assenza ha precisato che si attiverà con il Consiglio di Gestione, per ricondurre la gestione della società “al quadro di regole che il parere individua”.
Ha inoltre precisato che il Consiglio in questi mesi ha operato su questa linea, chiedendo in particolare l’adozione di un piano delle assunzioni e di un regolamento sul reclutamento del personale conformi ai principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità.
Il Consiglio di Sorveglianza ritiene inoltre opportuno un intervento consultivo della sezione regionale della Corte dei conti.
Cannata, che sottolinea la differenza di vedute tra i due ordini societari, pone sulla questione alcune domande.
“Quali regole sono state applicate fino a oggi? Quali atti sono stati adottati sulla base dell’interpretazione del Consiglio di gestione? E quali verifiche sono state effettuate per accertarne la correttezza? Sono domande alle quali occorrono risposte documentate”.
Il parlamentare interviene anche sul coinvolgimento dei sindaci, contestando la mancata convocazione dell’Assemblea dell’Ati e quindi il mancato coinvolgimento dei sindaci in una questione tanto delicata.
”Perché non è stato promosso un confronto formale con tutti i Comuni interessati?
Il Consiglio di sorveglianza prospetta il coinvolgimento della Corte dei conti.
Ma come possono i sindaci valutare questa iniziativa, o assumere altre determinazioni a tutela dei propri Comuni, se non vengono messi nelle condizioni di conoscere e discutere la questione nelle sedi istituzionali competenti?
I sindaci rappresentano le comunità interessate dalla gestione dell’acqua e devono essere pienamente informati e coinvolti”.
Cannata giudica incomprensibile che, mentre si discute della natura giuridica della società e delle conseguenze sulle regole di gestione, non si sia avvertita l’esigenza di un confronto urgente con l’Assemblea Ati.
Chiede inoltre che vengano trasmessi all’Aanc il parere legale acquisito dall’ATI, le comunicazioni del Consiglio di gestione, lo statuto, i patti parasociali e gli atti rilevanti per verificare il rispetto della normativa applicabile, con particolare attenzione agli affidamenti, alla trasparenza e alle procedure adottate.
”Ben venga il coinvolgimento della Corte dei conti, ma non può essere considerato alternativo all’intervento dell’Anac.
Le due istituzioni esercitano competenze differenti e possono svolgere verifiche complementari.
Ogni approfondimento della magistratura contabile, nelle forme previste dalla legge, è certamente utile, ma non può sostituire le verifiche dell’Autorità Nazionale Anticorruzione sugli aspetti di sua competenza”.
Per il vice presidente della Commissione Bilancio alla Camera, nel caso dovessero emergere violazioni, sarà necessario accertare le responsabilità e adottare tutti i provvedimenti conseguenti.
Cannata ribadisce la necessità di convocare urgentemente l’Assemblea dei Sindaci dell’ATI e l’esigenza che la tutela dell’acqua pubblica non rimanga una semplece dichiarazione di principio.
“Adesso le istituzioni competenti devono fare piena chiarezza. Non bastano i pareri e le rassicurazioni: servono documenti, verifiche e decisioni.
I cittadini di Siracusa e di tutta la provincia hanno diritto di sapere come viene gestito un bene pubblico fondamentale per il loro presente e per i prossimi trent’anni”.
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