“I cittadini furono ignorati e insultati. Oggi, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza, chiediamo chiarezza e almeno un atto di umiltà nei confronti di chi aveva sollevato dubbi legittimi”.
Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia e portavoce del comitato #NoVillaggio, Paolo Romano interviene sull’operazione di polizia che ha scosso oggi il Comune di Siracusa, -con l’arresto del vicepresidente del Consiglio comunale, il coinvolgimento di un funzionario e di alcuni imprenditori- dicendosi garantista e confidando nel lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine che accerteranno eventuali responsabilità, ma sostenendo che il rispetto delle garanzie individuali non può e non deve diventare un alibi per sottrarsi alle responsabilità politiche.
Al centro della vicenda torna il villaggio per i lavoratori immigrati di Cassibile che fin dalla sua realizzazione, ha suscitato forti perplessità e una lunga, partecipata mobilitazione da parte dei residenti, riuniti nel comitato #NoVillaggio.
“Allora contestavamo i costi elevati dell’operazione, le scelte dell’amministrazione comunale e, soprattutto, un modello di intervento che ritenevamo sbagliato per affrontare un fenomeno presente da anni sul nostro territorio. –prosegue Romano- Non abbiamo mai negato la dignità delle persone né il dovere di garantire condizioni di vita umane a chi lavora e vive in situazioni di difficoltà. Abbiamo contestato, invece, il modo in cui si è scelto di intervenire, l’impiego delle risorse pubbliche e le conseguenze di quella decisione su una comunità che chiedeva semplicemente di essere ascoltata”.
La risposta ricevuta, troppo spesso, secondo Romano, è stata l’indifferenza e tanti cittadini che manifestavano legittimamente le proprie preoccupazioni sono stati liquidati “con etichette infamanti, dipinti come fascisti e razzisti, quasi che sollevare dubbi sull’efficacia, sui costi e sulla gestione di un’opera pubblica fosse una colpa da espiare anziché un diritto democratico da rispettare”.
Oggi, alla luce di quanto sta emergendo dalle indagini, quelle domande tornano con ancora maggiore forza.
“Non sosteniamo che le notizie di oggi dimostrino automaticamente tutte le contestazioni che avevamo sollevato; sosteniamo, però, che i dubbi dei cittadini meritavano allora la stessa attenzione e lo stesso rispetto che oggi tutti sembrano invocare. –dice ancora il consigliere comunale che, insieme ad altri, aveva denunciato il rischio che, dietro un progetto presentato esclusivamente come una risposta umanitaria, potessero intrecciarsi interessi estranei alla reale efficacia dell’accoglienza.
Saranno gli inquirenti a stabilire se e quali interessi illeciti siano eventualmente emersi e chi ne debba rispondere. Ma una domanda politica resta ineludibile: perché le preoccupazioni dei residenti sono state ignorate e perché chi le esprimeva è stato delegittimato anziché ascoltato?
Il fallimento politico della scelta del villaggio di Cassibile resta, a suo giudizio, evidente, indipendentemente dagli esiti del procedimento giudiziario: per le risorse pubbliche impiegate, per i risultati e le criticità che quella soluzione ha prodotto e per il peso imposto a un territorio già gravato da numerose difficoltà.
“Concentrare a Cassibile, piccola comunità di circa 7.000 abitanti, una quota così rilevante della gestione dell’accoglienza dei lavoratori immigrati presenti nella provincia è stata una scelta sbagliata. Un fenomeno complesso, radicato da anni, avrebbe richiesto una strategia seria, diffusa, sostenibile, una accoglienza condivisa con i comuni limitrofi e condivisa con il territorio, non una soluzione calata dall’alto e accompagnata dalla sistematica sottovalutazione delle preoccupazioni dei residenti.
Per queste ragioni chiediamo oggi trasparenza, e una seria assunzione di responsabilità politica. E chiediamo anche qualcosa che non costa nulla, ma che avrebbe un enorme valore morale: un mea culpa nei confronti di quei cittadini che, per aver difeso il proprio territorio, sono stati ingiustamente offesi e additati” – conclude Romano non dimenticando l’ impegno encomiabile di quanti hanno difeso Cassibile
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