In scena stasera, mercoledì 4 marzo, al Teatro Massimo di Siracusa, “La firma” pièce teatrale tratta dal libro “Non ti fidare”, che porta la firma del regista Claudio Fava.
Sul palco, il dialogo diretto tra un padre detenuto (Ninni Bruschetta) menzognero a fin di bene ed una figlia “rotta dentro” (Federica De Benedittis) che con la sua firma potrebbe condannare il padre. In mezzo, un inganno che dura più di trent’anni: lui non è il vero padre e lei, in realtà, è il frutto dell’amore tra due desaparecidos, morti durante quei cinque anni di dittatura violenta in Argentina fine anni ’70.
E qui sembra irrompere il mito classico della tragedia che fa il verso ad una isterica crisi d’identità della giovane donna: accusare il sedicente padre per averla strappata dal ventre della vera madre, torturata e soppressa, o ricostituire l’antico legame intriso – tout court – di ricordi, affetti, memoria.
Il finale è aperto. La storia si dipana in un forte scontro tra le parti che spesso di invertono nei due ruoli di vittima e carnefice, all’interno di un parlatoio di un carcere dove si tenta di ricostituire la verità mentre scorrono sul videowall le immagini con i volti di uomini e donne “eliminati” nel luogo di prigionia.
Il tema universale del rapporto padre-figlia si apre contemporaneamente ad altri ragionamenti al pari universali e tragicamente attuali.
“La violenza non è il male, è ancora prima, è dentro di noi” – afferma quell’uomo, militare in carriera, la cui vita adesso dipende dalla “figlia” – Molte morti succedono sotto la stessa bandiera, nel corso di guerre fratricide ed intestine tra popoli della stessa etnia. Quando invece la vera rivoluzione è vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo…… Ma, il potere, si sa, non è mai clemente con gli sconfitti”.
Sul finale aperto, cala il sipario sulle note battenti di Psycho Killer dei Talking Heads. Nulla è lasciato di intentato in questa regia di Fava che restituisce allo spettatore un quadro preciso dei nostri tempi in cui spirano venti di guerra che mietono vittime innocenti.
Proprio come i due protagonisti sospesi in un continuo turbinio di riflessioni e fatti angoscianti in cui è impossibile non pensare ai fatti di casa nostra, alla recente morte del boss Nitto Santapaola che ha taciuto per 33 anni, portandosi dentro il peso del suo operato, senza mai mostrare alcun segno di cedimento su “affari e complicità”.
Sua è la “firma” dell’uccisione nel 1984 di un giornalista di razza, Pippo Fava, padre di Claudio, proprio davanti al Teatro Verga di Catania.
Scene e costumi sono di Vincenzo La Mendola. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro della Città di Catania e Marche Teatro, si replica dal 5 al 7 marzo al Piccolo Teatro di Catania ed a Scaletta Zanclea di Messina.
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