Non eroi ma due giornalisti dotati di senso civico e che avevano un profondo rispetto per la professione interpretandola al meglio.
Su questo messaggio di normalità, ma di una normalità capace di svelare verità scomode, com’è tipico dei giornalisti d’inchiesta, si è sviluppata stamattina la commemorazione che il Comune di Siracusa ha voluto tributare a Mario Francese e Pippo Fava, avvenuto un salone “Paolo Borsellino” di Palazzo Vermexio strapieno di giovani.
C’erano i figli delle due vittime di mafia, Giulio Francese e Claudio Fava, anche loro giornalisti, c’erano i rappresentanti istituzionali e della forze dell’ordine, e c’erano soprattutto gli studenti delle scuole superiori Corbino, Quintiliano, Einaudi e Gargallo i cui lavori sono stati il piatto forte della cerimonia.
L’evento prende le mosse dal Consiglio comunale che lo scorso anno, in occasione del centenario della nascita di Francese, Fava e di Andrea Camilleri, che sarà ricordato con un’altra cerimonia il 27 aprile, approvò un atto di indirizzo proposto dalla commissione Cultura, oggi rappresentata dal presidente Giovanni Boscarino e da Andrea Buccheri.
Il sindaco Francesco Italia ha dato il via alla mattinata dando il benvenuto agli ospiti.
“L’Amministrazione – ha detto – ha accolto di buon grado la proposta del consiglio comunale poiché Francese e Fava, con il loro coraggio e con la forza della loro parole, hanno contrastato la mafia fino a rappresentare un esempio per le nuove generazioni. Il Comune ha un canale costantemente aperto con il mondo della scuola proprio per indicare percorsi di crescita civile e culturale, così come stiamo facendo oggi. L’esempio di chi si è opposto alla mafia semplicemente raccontandola ci deve guidare nella vita quotidiana e si concretizza nel rispetto delle regole».
La cerimonia, presentata dalla giornalista Katia Scapellato, è stata organizzata, sotto il coordinamento di Giuseppe Prestifilippo, grazie agli assessorati alla Cultura e all’Istruzione e in collaborazione con la sezione di Siracusa dell’Associazione siciliana della stampa.
Claudio Fava ha insistito sull’idea di suo padre e di Francese come persone normali.
“La parola eroe – ha affermato – si trasforma in un sarcofago che seppellisce e abbandona per sempre. Erano, invece, due bravi giornalisti, due persone normali che hanno lavorato in un periodo difficile per la Sicilia. Normalità vuol dire dignità, vuol dire fare il proprio mestiere con senso di responsabilità. Mi piacerebbe che i giovani di oggi sentissero le vite di Fava e Francese prossime alle loro, vite alla quali rassomigliare senza creare mitologie».
Per Giulio Francese, il padre Mario “ha solo fatto ciò che deve fare un buon giornalista d’inchiesta, andando a fondo nelle cose con senso del dovere e con passione che poi si trasforma in impegno civile. Di lui mi resta il ricordo della sua energia, della sua passione per il racconto, della sua disponibilità verso gli altri, una generosità che è allo stesso tempo uno degli aspetti del giornalismo. Un’eredità che ha lasciato a noi figli ma che tutti i giovani posso abbracciare”.
La manifestazione è stata intervallata dalle esibizioni musicali degli studenti del Gargallo e del Comprensivo “Wojtyla-Chindemi”.
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