L’approvazione al Senato, il 28 gennaio, del disegno di legge sugli assistenti all’autonomia e alla comunicazione rappresenta senza dubbio un passaggio significativo in un percorso normativo atteso da anni.
Tuttavia, accanto al riconoscimento dell’importanza dell’intervento legislativo, emergono numerose criticità che sollevano forti preoccupazioni sul reale impatto della riforma.
Ad evidenziarle è Sebastiano Amenta, presidente dell’associazione nazionale 20 Novembre 1989, che invita a un’analisi attenta e responsabile del testo approvato, sottolineando il rischio che le lacune presenti possano compromettere la qualità del servizio destinato agli studenti con disabilità e lasciare irrisolti problemi strutturali ormai cronici.
Le principali criticità del disegno di legge
Uno dei nodi centrali riguarda l’assenza di tempistiche certe.
Il provvedimento non prevede scadenze operative né un cronoprogramma vincolante per l’attuazione della riforma, generando incertezza per Regioni, Comuni e lavoratori coinvolti.
A ciò si aggiunge una copertura economica non definita: il testo non chiarisce né l’entità delle risorse necessarie, né le modalità di finanziamento, né i criteri di riparto. Una mancanza che rischia di lasciare ancora una volta gli enti locali soli nel sostenere i costi, accentuando le disuguaglianze territoriali.
Critica anche la definizione dei requisiti professionali, giudicata insufficiente rispetto alla complessità delle competenze richieste agli assistenti, soprattutto in ambito educativo, comunicativo e nella gestione delle disabilità sensoriali e del neurosviluppo.
Il Ddl, inoltre, non chiarisce adeguatamente il coordinamento con le competenze regionali già esistenti, aprendo la strada a possibili sovrapposizioni normative e contenziosi istituzionali.
Nonostante le dichiarazioni di principio, il testo non garantisce la continuità occupazionale.
Restano l’assenza di meccanismi automatici di stabilizzazione, la dipendenza da bandi e appalti locali e una precarietà strutturale che caratterizza il settore da oltre vent’anni.
Anche l’introduzione di concorsi riservati appare problematica: mancano criteri uniformi per il riconoscimento dell’esperienza pregressa, modalità chiare di valutazione dei titoli e strumenti per evitare disparità tra territori.
Il quadro si completa con la persistente frammentazione territoriale, aggravata dall’assenza di standard nazionali vincolanti, e con l’ambiguità nella definizione dei ruoli, che non chiarisce il rapporto tra assistenti all’autonomia e alla comunicazione, educatori professionali e docenti di sostegno, con il rischio di sovrapposizioni operative e incertezze nelle scuole.
La 20 Novembre 1989 ricorda che il percorso per il riconoscimento degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione non nasce oggi.
Già molti anni fa, grazie all’impegno di Maurizio Benincasa e Sebastiano Amenta, allora rispettivamente presidente e vicepresidente dell’associazione, prese forma un movimento strutturato che portò alla nascita del Misac – Movimento per l’internalizzazione degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione.
Fu una mobilitazione dal basso che coinvolse famiglie e lavoratori in numerose piazze italiane, per denunciare una situazione già allora insostenibile: un servizio essenziale demandato agli enti locali, Comuni spesso in dissesto, avvii tardivi e discontinui, mancato rispetto dei PEI e danni concreti agli studenti più fragili.
Quella esperienza, sottolinea Amenta, resta ancora oggi un punto di riferimento etico e politico per chi chiede una riforma capace di garantire diritti, continuità e qualità.
Per l’associazione nazionale 20 Novembre 1989, una riforma così delicata deve fondarsi su uniformità, stabilità e qualità del servizio.
Da qui l’invito al legislatore a intervenire rapidamente sulle criticità evidenziate, affinché il provvedimento possa davvero rispondere ai bisogni degli studenti con disabilità e alle legittime aspettative dei lavoratori del settore.
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