Al Circolo filantropico Umberto I una conferenza della Società augustana di storia patria ripercorre il valore simbolico del gioiello, da oggetto di autorità a custode di memoria collettiva.
Un affascinante viaggio nella storia e nel significato del gioiello si è svolto al Circolo filantropico Umberto I, guidato da Mimmo Di Franco, nel corso di una conferenza organizzata dalla Società augustana di storia patria, presieduta da Salvatore Romano e introdotta dalla segretaria Carmela Mendola.
Relatrice dell’incontro è stata Rita Cocciolo, socia sostenitrice del sodalizio, che ha proposto un ampio excursus sul gioiello attraverso i secoli, mettendo in luce come esso non sia mai stato un semplice ornamento, ma un vero e proprio linguaggio silenzioso capace di raccontare potere, fede, identità sociale e appartenenza culturale.
Dalla corona dei faraoni agli anelli contemporanei, indossare un gioiello ha sempre significato comunicare qualcosa di sé e del mondo in cui si vive.
Nella storia, il gioiello nasce come simbolo di autorità e distinzione. Nell’antico Egitto l’oro, considerato la “carne degli dei”, era prerogativa dei faraoni e delle élite religiose.
Nell’Impero Romano anelli e fibule segnalavano rango e cittadinanza, mentre nel Medioevo gemme e metalli preziosi divennero strumenti di propaganda del potere monarchico e nobiliare.
Le corone europee, tramandate di generazione in generazione, non rappresentavano soltanto ricchezza, ma incarnavano la continuità stessa dello Stato.
Profondo anche il legame tra gioiello e religione: amuleti, reliquiari, rosari e talismani sono stati utilizzati per secoli come strumenti di protezione spirituale e segni di devozione.
Nel cristianesimo, in particolare, l’oro e le pietre preziose hanno impreziosito oggetti sacri e luoghi di culto, rendendo visibile la gloria divina.
Dal punto di vista sociologico, il gioiello ha svolto un ruolo fondamentale come marcatore di identità, indicando classe sociale, genere e stato civile. Emblematico è l’anello nuziale, uno dei simboli più riconoscibili di appartenenza affettiva e sociale.
Non è mancato, infine, il riferimento al gioiello come custode di memoria: un cammeo di famiglia, una collana ereditata, un bracciale donato in un momento significativo della vita diventano oggetti capaci di conservare storie intime e collettive.
In questo senso, il gioiello si trasforma in un vero e proprio archivio emotivo, in grado di sopravvivere al tempo e di trasmettere valori e ricordi.
Piccolo come un ciondolo o imponente come una corona, il gioiello si conferma così un vettore culturale straordinario: un ponte tra passato e presente, tra sacro e profano, tra individuo e società, capace di raccontare, più di molti altri oggetti, chi siamo stati e chi siamo.
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