Ad Augusta dibattito pubblico sulla riforma Nordio della magistratura.
Il Comitato promotore cittadino organizza per il giorno 19, a Palazzo San Biagio, un incontro–dibattito dal titolo “Perché votare no al referendum”, con inizio alle 17.30.
A relazionare sarà Gaetano Bono, sostituto procuratore alla Procura generale della Repubblica di Caltanissetta. L’iniziativa è aperta alla cittadinanza, invitata a partecipare.
Al centro dell’incontro ci saranno le ragioni del “No”, che partono da una critica netta all’impianto complessivo della riforma.
Secondo il Comitato, si tratta di un intervento senza precedenti: per la prima volta il potere esecutivo inciderebbe in modo così profondo sulla struttura di un altro potere dello Stato.
Una riforma che, a loro avviso, non nasce da un confronto ampio nel Paese, ma da un percorso accelerato e privo di un reale dibattito pubblico, con il rischio di indebolire i contrappesi democratici.
Uno dei nodi centrali riguarda il Consiglio superiore della magistratura.
La riforma, spiegano i promotori, ne frammenta il ruolo e ne riduce l’efficacia, introducendo il sorteggio casuale dei membri togati come presunto rimedio al correntismo.
Una soluzione che, secondo il Comitato, renderebbe invece il Csm più debole e meno competente, quindi meno capace di garantire l’indipendenza dei giudici.
A ciò si aggiunge il meccanismo di scelta dei membri laici attraverso liste decise dalla maggioranza parlamentare, esponendo l’organo a possibili interferenze politiche.
Altro punto fortemente contestato è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
Una misura che, secondo gli stessi sostenitori del “No”, non renderebbe la giustizia più efficiente — come riconosciuto dallo stesso ministro Nordio — ma rischierebbe di rafforzare e isolare il pubblico ministero, alle spalle di un Csm indebolito.
Nei Paesi in cui le carriere sono separate, ricordano i promotori, il pm tende spesso a dipendere dall’esecutivo, avvicinando l’azione penale a un controllo politico e allontanando i cittadini da un arbitro realmente imparziale.
Preoccupazioni analoghe emergono sul nuovo sistema disciplinare.
L’Alta Corte prevista dalla riforma, composta anche da membri non magistrati e priva del controllo finale della Cassazione, viene giudicata più esposta alle pressioni esterne.
Il rischio, secondo il Comitato, è che la minaccia di sanzioni possa tradursi in un condizionamento dell’attività giudiziaria, soprattutto nei procedimenti più delicati.
Per il Comitato della società civile, l’attacco alla magistratura rappresenta sempre un attacco alla democrazia. «Indebolire l’indipendenza di giudici e pubblici ministeri — sostengono — significa rendere i cittadini più deboli di fronte al potere politico».
Da qui l’invito a informarsi, discutere e partecipare attivamente, anche attraverso la sottoscrizione digitale del referendum oppositivo, che in questi giorni starebbe registrando un’adesione significativa nonostante le voci su un possibile anticipo del voto.
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