Ci sono lezioni che non si esauriscono tra i banchi di scuola, ma che chiedono di essere vissute in prima persona.
È quanto accaduto a trentuno studenti delle classi quinte dell’Istituto superiore “Gaetano Arangio Ruiz”, protagonisti del “Viaggio del Ricordo”, un percorso educativo svolto nei giorni scorsi tra alcuni dei luoghi più significativi della memoria legata alle foibe e all’esodo giuliano-dalmata.
L’iniziativa, promossa e finanziata dal ministero dell’Istruzione e del Merito, ha visto l’istituto destinatario del bando grazie a un progetto curato dalla docente Tania Rizzotti, che ha accompagnato gli studenti insieme alle colleghe Alessandra Aloisi e Stefania Anfuso.
Il viaggio ha rappresentato una vera immersione nella complessità storica del Novecento italiano lungo il confine orientale.
Prima tappa a Mestre, al Museo del ’900, dove i ragazzi hanno potuto acquisire le basi storiche necessarie per affrontare le successive esperienze, ben più cariche di coinvolgimento emotivo.
Momento centrale del percorso è stata la visita alla foiba di Basovizza, monumento nazionale, dove gli studenti, guidati da Massimo Tunin, hanno ascoltato il racconto delle tragiche vicende che hanno segnato quel territorio.
Il viaggio è poi proseguito a Gorizia, città simbolo della divisione tra Italia e Slovenia, illustrata da Maria Grazia Ziberna, presidente dell’Anvgd locale.
Particolarmente significativo il passaggio tra il Parco della Rimembranza e Piazza della Transalpina, emblemi di una storia segnata da confini e separazioni.
Tra le tappe più suggestive, quella oltreconfine a Piemonte d’Istria, oggi in territorio croato.
Qui, accompagnati dalla guida Franco Biloslavo e accolti dal sindaco Claudio Stocovaz, gli studenti hanno potuto osservare da vicino le conseguenze dell’esodo: case vuote, silenzi e storie di vite sospese tra appartenenza e identità.
L’esperienza ha raggiunto il suo culmine emotivo a Trieste, con la visita al Magazzino 26 del Porto Vecchio, dove sono conservate le masserizie degli esuli — oggetti quotidiani divenuti testimonianze tangibili di una frattura storica — e al Centro Raccolta Profughi di Padriciano, simbolo delle difficoltà affrontate da chi fu costretto a ricominciare.
“È stata molto più di una gita scolastica”, ha commentato la professoressa Rizzotti. “Ogni tappa ha offerto ai ragazzi l’occasione di confrontarsi con una memoria viva e concreta, che continua a interrogarci sui valori della libertà, dell’accoglienza e della dignità umana”.
Il viaggio si è concluso con un profondo senso di gratitudine verso guide e istituzioni che hanno reso possibile trasformare lo studio della storia in un’esperienza diretta e indelebile.
Per gli studenti del Ruiz, non solo un viaggio d’istruzione, ma un autentico percorso di crescita civile destinato a lasciare un segno duraturo.
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