Siamo ormai abituati a considerare il cambiamento un fatto per sua stessa natura positivo e il futuro inevitabilmente migliore del presente, e ancora di più del passato.
Ma è davvero sempre così? E siamo proprio certi che del passato non ci sia proprio niente e nessuno da salvare, se non addirittura da recuperare?
La considerazione nasce da uno sguardo allo scenario che si propone alla vigilia delle elezioni amministrative di maggio in due comuni del meridione, uno in Campania e l’altro in Sicilia.
La considerazione nasce da uno sguardo allo scenario che si propone alla vigilia delle elezioni amministrative di maggio in due comuni del meridione, uno in Campania e l’altro in Sicilia.
Salerno e Enna, due città diverse accumunate dal la candidatura a sindaco di due esponenti della vecchia guardia, entrambi 76enni, di quello che oggi è il Partito democratico ma della sinistra storica più in generale.
Parliamo di Vincenzo De Luca e di Mirello Crisafulli, due potenti esponenti locali o, come si come si preferisce definirli oggi in modo dispregiativo, due “cacicchi”.
Entrambi non ne fanno un problema irrisolvibile e correranno lo stesso, sicuramente De Luca quasi certamente Crisafulli, per la poltrona di sindaco, ma senza il simbolo del proprio partito.
Torna così con Elly Schlein il culto della ‘rottamazione’, che poca fortuna portò a Matteo Renzi quando era lui il segretario del Partito democratico.
A Salerno Vincenzo De Luca, lasciata dopo 10 anni e non senza fare resistenza, la presidenza della Regione Campania, punta a tornare a fare il sindaco della città che ha governato complessivamente per 17 anni, prima dal 1993 al 2001, poi dal 2006 fino al 2015.
Ne frattempo, tra una sindacatura e l’altra, De Luca è stato deputato alla Camera per due legislature e vice ministro al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel Governo Letta.
La sua candidatura sarà sostenuta da sei liste, ma non ma non da quella del Pd, visto che il partito ha negato il simbolo a Vincenzo che, ricordiamolo, è il padre di Piero, l’altro De Luca che è invece deputato e il segretario regionale del partito.
Contro di lui di saranno tre candidati, tra di loro quello espressione di Sinistra Italiana e Movimento 5 stelle.
A circa 600 km a sud di Salerno, con 7 ore di macchina si arriva a Enna, il capoluogo di provincia più alto d’Italia, dove il primo partito della sinistra non sosterrà la candidatura a sindaco del suo storico leader Vladimiro Crisafulli, più noto come Mirello.
Crisafulli, già esponente di spicco del Partito comunista, è stato deputato all’Ars per tre legislature, eletto prima con il Pds e poi con i Ds, è stato vicepresidente dell’Assemblea e, dal 1998 a 2000, assessore regionale alla Presidenza nella Giunta di sinistra presieduta da Angelo Capodicasa.
Nel 2006 fu eletto alla Camera con l’Ulivo di Prodi e due anni dopo al Senato con il Pd.
Crisafulli è stato un leader indiscusso in Sicilia e una figura controversa, al punto da essere ritenuto “impresentabile” dal Comitato di garanzia del Pd nel 2013 che annullò la sua candidatura al Senato, nonostante avesse vinto le ‘parlamentarie’, le primarie per la selezione delle candidature, per “tutelare l’immagine e l’onorabilità” del partito.
Tra le accuse, quella di avere incontrato in un noto hotel di Pergusa un avvocato poi condannato per reati di mafia.
Coinvolto in alcuni procedimenti giudiziari, Mirello non ha però mai riportato nessuna condanna.
Va piuttosto ricordato come in tempi non sospetti, quando la fuga dei giovani dalla propria terra non era considerata un problema importante come lo è oggi Crisafulli contro tanti e tante è stato protagonista del rilancio di Enna e del suo territorio con alcune iniziative che dimostrano la lungimiranza e la visione del futuro, caratteristiche che dovrebbero essere qualità fondamentali del politico.
È soprattutto grazie a lui se oggi Enna, anziché essere abbandonata dai propri giovani, ne attrae tanti provenienti da altre zona della Sicilia e non solo.
Si devono infatti al suo impegno e alla sua determinazione, la nascita dell’Università Kore e l’istituzione della sede della facoltà di Medicina dell’Università Dunarea de Jos con i corsi a Enna.
Quest’ultima, che contribuirà a colmare la carenza di medici, fu istituita sfidando il governo amico e l’ira dell’allora Ministro della Salute Speranza, del suo stesso partito.
Crisafulli è stato anche uno dei principali sostenitori della realizzazione dell’Outlet Sicilia, un’iniziativa che ha contribuito al rilancio di una zona economicamente desertificata.
Oggi, nonostante la sua candidatura sia stata approvata all’unanimità dal direttivo cittadino del partito, è arrivata la sconfessione da parte della segretaria nazionale del Pd, che per tutelare l’alleanza nazionale del campo largo intende così assecondare i veti posti da Avs e M5s.
In un’intervista a Repubblica Crisafulli si è detto amareggiato per la decisione del suo partito.
“È già successo nel 2003, cosa vuole che dica? In quell’occasione non venni candidato alla Camera e organizzai una grande manifestazione per chiedere alla gente di votare la lista del Pd.
Perché io nonostante loro resto di questo partito.
E ci tengo a dire che io sono un sostenitore di Anthony Barbagallo, devo dire che è stato lui a proporre il mio nome al tavolo degli alleati, ma anche alla direzione regionale.
Ora immagino che dovrebbe firmare l’autorizzazione, ma in ogni caso troveremo una soluzione”.
Ma così non sarà. Dopo il veto della Schlein anche Barbagallo sarà costretto a fare marcia indietro.
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