Tre anni fa ci lasciava Biagio Conte, il missionario laico che ha rinunciato agli agi e ai vantaggi di una vita comoda, per dedicare il suo impegno e la sua vita al sostegno dei più poveri e dei più fragili.
In occasione del primo anniversario dalla morte, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo definì: “punto di riferimento, non soltanto a Palermo, per chi crede nei valori della solidarietà e della dignità della persona, che ha testimoniato concretamente, in maniera coinvolgente ed eroica”.
Nel 1991 fondò la Missione di Speranza e Carità sotto i portici della Stazione Centrale di Palermo grazie al suo carisma, per assistere le persone più fragili e più povere.
Oggi la Missione assiste oggi centinaia di persone, grazie all’impegno di numerosi volontari e opera in nove comunità, con l’obiettivo di accogliere i ‘nuovi poveri’ delle città, tutti quelli che rimangono indietro e ai margini della società.
Il presidente della Regione Renato Schifani lo ha ricordato con un messaggio.
“La Sicilia rende omaggio a un uomo che ha fatto della solidarietà e della carità una scelta di vita. Con semplicità e coerenza, Fratel Biagio ha camminato accanto agli ultimi, offrendo aiuto concreto, ascolto e dignità a chi era in difficoltà. Il suo esempio rappresenta un patrimonio morale per tutta la nostra comunità e un invito costante a non voltarsi dall’altra parte. La Regione ne onora la memoria riconoscendo il valore di un impegno che continua a parlare alle coscienze e a indicare una strada di umanità e speranza”.
Lo ricorda anche Anci Sicilia con un messaggio del presidente Paolo Amenta e del segretario generale Mario Emanuele Alvano.
“Biagio non ha lasciato grandi discorsi né teorie complesse: ha lasciato gesti. Ha scelto la povertà come linguaggio, il silenzio come protesta, il servizio come forma più alta di parola. Camminava accanto agli ultimi non per rappresentarli, ma per condividere con loro la stessa strada, la stessa fatica, la stessa dignità.”
Riccardo Rossi, ex portavoce del missionario, nell’immagine di copertina con la moglie Barbara e Fratel Biagio il giorno del suo matrimonio, è stato a lui molto vicino, negli ultimi anni.
Spesso assisteva ai suoi incontri con i giovani che amava molto“e ai quali qualche volta confidava il suo sconforto per la sua malattia e per la chemioterapia a cui si doveva sottoporre”.
Questo il suo ricordo.
“Nell’ultimo anno della sua vita, Fratel Biagio, missionario che ha fondato a Palermo una comunità dove ha accolto in gratuità circa 1000 poveri, mentre viveva la sua condizione di malato oncologico, ha incontrato centinaia di giovani e scout di tutte le parti d’Italia, a cui oltre a dare coraggio, dava attenzioni nell’uso della rete attraverso cui era possibile incappare in trappole subdole, dalla pornografia, ai giochi pericolosi, al satanismo.
Fratel Biagio durante la sua malattia incontrava tante persone, molte preoccupate per lui e chi gli chiedeva una parola di conforto; lui era sempre per tutti, anche se sofferente. Non aveva e non amava molto il telefono, non ne portava mai uno con sé, tanto meno nei suoi pellegrinaggi a piedi; ma in quel periodo lo utilizzava tanto per contattare diverse persone. Vari i motivi dava indicazioni ai volontari della missione, sentiva presbiteri e tanti benefattori, gente allettata che non poteva venire a trovarlo.
E aveva sempre un pensiero per gli altri, anche quando avrebbe potuto pensare di più a lui stesso; si preoccupava che ci fosse sempre da mangiare per tutti e contattava giornalmente mia moglie Barbara che si occupava del magazzino per capire quale prodotto mancava. Ebbene, nell’arco di uno, due giorni la provvidenza agiva e quel prodotto arrivava grazie ai donatori stimolati e per le sue efficaci preghiere”.
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