Priolo, il tribunale del riesame di Siracusa ha annullato l’ordinanza emessa dal gip il 31 luglio 2024, autorizzando la prosecuzione delle attività del depuratore Ias
L’impianto, che tratta i reflui industriali delle aziende del petrolchimico, come riportato dal quotidiano La Sicilia, è sotto sequestro dalla primavera del 2022 quando un’inchiesta della Procura fece finire sotto indagine 19 persone fisiche e 7 giuridiche con l’accusa di disastro ambientale. Nel gennaio 2023 il governo, per evitare che il sequestro sancisse la chiusura delle aziende del polo, impossibilitate a smaltire i reflui, emanò un decreto, dichiarando d’interesse strategico nazionale la raffineria Isab e con essa l’impianto servente, il depuratore.
Successivamente i ministeri delle Imprese e dell’Ambiente emanarono il decreto attuativo per fare in modo che l’impianto restasse in marcia, in deroga al sequestro, ma con l’obbligo di una serie di prescrizioni che bilanciassero le esigenze in campo: produzione, lavoro, ambiente e salute.
L’impianto ha continuato pertanto l’esercizio delle sue funzioni in deroga al sequestro e per le aziende è stato possibile pertanto smaltire i reflui.
La procura impugnò il decreto e, nel luglio del 2024, il gip accolse la tesi, non autorizzando il proseguimento dell’attività produttiva. Le aziende del petrolchimico impugnarono la decisione del gip. Al culmine di una disputa molto tecnica, che ha reso necessaria una sentenza della Corte costituzionale, il tribunale del riesame deputato a pronunciarsi è stato quello di Siracusa, e non quello di Roma come invece era indicato nel decreto del governo.
I giudici del riesame hanno annullato l’ordinanza con la quale il gip disapplicò il decreto Bilanciamento e autorizzato la prosecuzione delle attività del depuratore. Secondo i giudici sono legittimi i parametri dettati nel provvedimento.
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