Sud chiama Giorgia e nella politica italiana debutta un nuovo strumento: il prestito del parlamentare.
Di certo si può dire di tutto a proposito di Cateno De Luca, ma non che sia un personaggio noioso.
L’istrionico e imprevedibile leader di Sud chiama Nord ha concluso il suo giro di incontri romani, o se preferite di “sedute spiritiche” come le chiama lui, con un accordo con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che verrà ufficializzato martedì, con una conferenza stampa nel corso della quale saranno resi noti i dettagli.
Intanto al quotidiano Il Foglio, ha dichiarato:
“Correrò con Meloni per fermare Vannacci.
Abbiamo fatto un accordo per il 2027.
Il generale? Spara supercazzole ed è un M5s aggiornato e più estremo. Oggi siamo all’1,5 per cento, ma raddoppieremo”.
Sud Chiama Nord parteciperà quindi alle elezioni politiche del prossimo anno all’interno della coalizione di centrodestra.
L’accordo consisterebbe nel “prestito” di due parlamentari di Fratelli d’Italia che, aggiungendosi a Francesco Gallo, porterebbero a tre il numero dei deputati di ScN, in modo da consentire la costituzione del gruppo alla Camera.
Secondo la legge elettorale approvata ieri, il numero delle firme da raccogliere in ogni collegio per presentare la lista alle politiche scenderebbe così da 6 mila a 1.500.
Ci sono già i nomi dei due deputati che aderirebbero a ScN, con il consenso di Giorgia Meloni.
Uno è Manlio Messina, attualmente nel Gruppo misto, dopo avere lasciato Fratelli d’Italia un anno fa, dopo una lite furiosa cin Donzelli e il cui rientro era dato per scontato da molti già da qualche mese.
L’altro parlamentare è l’agrigentino Lillo Pisano, agrigentino, sospeso dal partito per vicende giudiziarie, salvo poi essere reintegrato.
L’escamotage permetterebbe di costituire liste nazionali attingendo a ‘Sindaci d’Italia’, il movimento nato qualche giorno fa ad Assisi.(leggi l’articolo)
Non a caso De Luca afferma in una intervista:
“La lista che stiamo costruendo sarà formata principalmente da sindaci e da amministratori locali che non intendono più subire le scelte dei parlamenti.
E che hanno visto, per esempio, come un bancomat il fondo delle autonomie locali, ogni anno costantemente ridotto sia a livello regionale che nazionale”.
De Luca aveva annunciato l’incontro della notte scorsa, con un post sulla sua pagina social, in cui è fotografato all’ingresso del ristorante Cesarina di Roma.
“Ultima seduta spiritica romana della settimana!
Stanotte cercheremo di ampliare gli orizzonti e le alleanze di Sud chiama Nord mediante intese con numerosi corpi intermedi e con liste civiche di carattere locale e regionale.
In questa riunione culinaria saranno presenti anche i rappresentanti del movimento politico ‘Sindaci d’Italia’ per ragionare sulla creazione di una lista unica di ispirazione sturziana ed autonomista.
Buonanotte a chi andrà a dormine!”
Riguardo alla Regione, Cateno sostiene che l’accordo non vincola in alcun modo il suo posizionamento politico alle elezioni del prossimo anno.
“Non si tratta di un ‘apparentamento’ ma saremo presenti alle politiche 2027 con la nostra lista, il nostro simbolo e la nostra identità.
Posso anticiparvi comunque che in Sicilia avremo mani libere e dunque rimarremo all’opposizione del governo Schifani”.
Difficile immaginare De Luca schierato alle politiche on la Meloni e in Sicilia con il centrosinistra, magari come candidato alla presidenza.
Intanto l’ipotesi della ricandidatura di Schifani sembra definitivamente tramontata, al punto che
l’incontro in programma martedì, proprio lo stesso giorno della conferenza stampa annunciata da De Luca, a Roma tra il presidente della Regione e il segretario nazionale di Forza Italia Tajani, sarà un incontro che i protagonisti definiscono “da dentro o fuori”.
Il partito avrebbe già mollato Schifani, per il quale non ci sarebbe più come ‘buona uscita’ la promessa di un posto al Csm.
La settimana prossima si preannuncia perciò cruciale e prende quota l’ipotesi che il presidente Schifani si dimetta.
In questo caso la legge regionale prevede che le dimissioni siano presentate al presidente dall’Ars, che le comunica all’Assemblea nella prima seduta utile.
Il decreto che formalizza le dimissioni de presidente della Regione, con il conseguente scioglimento dell’Ars, dovrà essere emanato entro 5 giorni e dopo altri 15 dovranno essere indette le nuove elezioni, comunque entro tre mesi dalla data delle dimissioni.
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