Il vice presidente di Italia viva e capogruppo alla Camera, Davide Faraone, ha annunciato il progetto “Verso la Casa Riformista siciliana”, che coinvolgerà, oltre al partito di Renzi, il Partito Socialista, Progetto Civico Italia, +Europa, e il movimento Drin Drin.
Lo ha fatto parlando con i giornalisti a margine dell’assemblea regionale di Italia viva che si è tenuta a Palermo in vista di quella nazionale che si terrà dal 17 gennaio a Milano.
“Oggi parte il cantiere della Casa Riformista, che è uno spazio al centro il centrosinistra, in cui aggregheremo tutte le forze di buonsenso che immaginano di costruire un’alternativa ai disastrosi governi Schifani e Meloni che avevano promesso più sicurezza, meno tasse e più infrastrutture.
Tutte cose che non hanno realizzato in questi anni di governo.
Noi abbiamo l’ambizione, invece, di costruire programmi alternativi, naturalmente con una coalizione che abbia la forza per vincere”.
Per Faraone, che ha sottolineato lo schieramento nel centrosinistra, l’attuale opposizione deve dimostrare di essere credibile, selezionando una classe dirigente alternativa con delle proposte che non siano soltanto dei no.
“Naturalmente noi siamo anche aperti a tutti quelli che non hanno votato in questi anni e che possono vedere in noi una forza tranquilla e credibile o verso quelli che hanno creduto nel centrodestra e che, dopo questi anni di malgoverno, possono utilizzare questa Casa Riformista per costruire un’alternativa”.
Quindi ha lanciato una stoccata al centrodestra e al Mpa in particolare.
“Io credo che il centro e il centrodestra si stiano disgregando, la Dc è scomparsa ed è destinata sempre più ad estinguersi e la stessa cosa sta accadendo all’Mpa.
Il centro del centrodestra non esiste più, per cui noi puntiamo ad essere un centro che, dentro il centrosinistra, può rappresentare un’attrazione anche per quel mondo”.
La frase non è per niente piaciuta a Grande Sicilia che ha risposto alle affermazioni di Faraone con una nota del coordinamento regionale.
“Quando si parla di Centro, sarebbe utile sapere di cosa si parla.
Per noi il Centro ha avuto nomi, visione e statura: Alcide De Gasperi, Aldo Moro, una classe dirigente che costruiva lo Stato, non slogan a tempo determinato.
Tutto il resto è marketing politico stagionale. Il Mpa, giova ricordarlo, non è il Centro e non ha mai preteso di esserlo.
È la casa degli autonomisti siciliani, ed è presente stabilmente nel Parlamento Siciliano da oltre vent’anni. Non per migrazione, ma per radicamento. Non per moda, ma per identità. E oggi, piaccia o no, cresce.
Tanto da puntare legittimamente a raddoppiare i consensi.
Quanto invece a chi oggi si autodefinisce “centro” dopo essere stato un po’ di tutto – dall’Ulivo a Italia Viva, dal PD a qualunque altra sigla disponibile sul mercato politico – la sensazione è chiara: più che un centro, un’area di sosta temporanea.
Cambiare nome dieci volte non rende centrali. Rende solo difficili da collocare, spesso fermi al penultimo titolo, sempre pronti a spiegare perché questa volta è diversa.
Il Centro non si annuncia. Si riconosce. E soprattutto non ha bisogno di spiegarsi ogni cinque anni”.
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