La Democrazia Cristina si spacca sull’elezione del nuovo segretario, che è contestata da una parte del partito che la ritiene illegittima.
Il presidente del gruppo parlamentare all’Ars Carmelo Pace è stato eletto nel corso della riunione del Consiglio Nazionale del partito scudocrociato convocato per discutere questioni organizzative e politiche.
Secondo il segretario facente funzioni Gianpiero Samorì, il Consiglio nazionale sarebbe decaduto dopo aver perso la maggioranza dei suoi component, e non avrebbe potuto riunirsi né assumere alcuna decisione.
Secondo questa tesi, condivisa da una parte del partito, sarebbero quindi nulli tutti gli atti adottati, compresa la delibera di nomina del nuovo segretario nazionale.
L’elezione di Pace sarebbe quindi illegittima, e il compito di eleggere il nuovo segretario spetterebbe al Congresso Nazionale convocato per il 24 e 25 ottobre 2026, quindi tra pochi giorni, a Roma.
Il regolamento del congresso prevede del resto espressamente che il segretario politico e le altre cariche statutarie siano eletti dal Congresso, a scrutinio segreto e a maggioranza dei voti.
Al di là delle questioni statutarie la questione sembra essenzialmente politica.
Da una parte c’è il tentativo di arrivare al Congresso con gli equilibri già definiti, dall’altra il rifiuto della nomina di Pace, ritenuto troppo vicino a Totò Cuffaro.
Intanto la nomina di Pace non è ancora stata pubblicata sul sito ufficiale del partito.
Appena eletto Pace aveva rivolto un appello al dialogo e all’unità a tutti i dirigenti, i consiglieri nazionali, gli iscritti e i militanti, affinché nessuno si senta escluso
“Ringrazio il Consiglio Nazionale per la fiducia che mi ha accordato.
Assumo questo incarico con grande senso di responsabilità e con la consapevolezza che davanti a noi c’è una sfida importante: rafforzare la Democrazia Cristiana e renderla sempre più presente e riconoscibile nel panorama politico nazionale.
Da oggi dobbiamo voltare pagina.
È il momento di rimettere al centro il Partito, la sua identità, i suoi valori e soprattutto la sua capacità di parlare ai cittadini.
Le divisioni e le contrapposizioni interne non possono diventare un ostacolo al nostro progetto politico.
Al contrario, il confronto deve trasformarsi in partecipazione e capacità di costruire insieme”.
Appello caduto evidentemente nel vuoto.
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