“È con profondo dolore che la comunità parrocchiale di Bosco Minniti vi informa della dipartita del nostro amato amico Padre Carlo D’Antoni.
Domani alle 19:00 ci vedremo in parrocchia per una veglia in ricordo e saluto del nostro padre Carlo”.
Con queste parole la comunità parrocchiale di Bosco Minniti ha comunicato ieri sera la scomparsa di padre Carlo D’Antoni, una delle figure più autorevoli della chiesa siracusana, noto per l’impegno a favore dei più deboli e in particolare dei migranti.
Sacerdote dal 1979, aveva 72 anni e da oltre 30 era parroco della Parrocchia di Maria Santissima Madre, la Chiesa di Bosco Minniti.
Padre Carlo è morto per le conseguenze di problemi cardiaci che si erano manifestati qualche giorno fa e lo avevano costretto al ricovero all’Umberto I di Siracusa.
Parroco di periferia, aveva fatto dell’ascolto la sua caratteristica, le sue denunce di casi di sfruttamento e di marginalità lo avevano reso un prete scomodo, ma anche molto amato.
È stato un pioniere dell’accoglienza.
Da parroco della Chiesa di Fontane Bianche, già negli anni ottanta aveva conosciuto direttamente i problemi degli immigrati di Cassibile, quando quello migratorio era ancora un fenomeno di dimensioni modeste.
Padre Carlo aveva preso a cuore il problema, al punto da trasformare di fatto gran parte dei locali della parrocchia di Bosco Minniti in un centro di accoglienza, dove tutti trovano ancora oggi un pasto caldo e un letto.
Il suo impegno civile aveva richiamato su di sé l’attenzione di diverse testate giornalistiche anche internazionali.
Ma, come accade troppo spesso ai grandi uomini capaci di grandi gesta, l’avere dedicato la sua missione all’aiuto ai rifugiati e agli immigrati gli ha portato anche qualche grosso problema.
Nel 2010 fu arrestato nell’ambito di un’inchiesta sul rilascio di falsi permessi di soggiorno.
Il coinvolgimento del sacerdote era nato da alcune intercettazioni telefoniche di immigrati che si scambiavano il numero di “Badre Garlo”, come lo chiamavano tra loro, riconoscendolo come un punto di riferimento in grado di fornire accoglienza e un primo sostentamento.
L’inchiesta si concluse con il pieno proscioglimento e il riconoscimento di un risarcimento per ingiusta detenzione, ma aveva lasciato tracce sulla salute del sacerdote, che tuttavia non ha mai diminuito il suo impegno, semmai lo aveva incrementato.
A tutti, anche a chi non lo ha conosciuto, mancheranno i modi spicci e coinvolgenti con i quali riusciva ad essere presente e a fornire aiuto a chiunque ne avesse bisogno.
Il suo, ne siamo sicuri, resterà un esempio per tutti, il suo impegno e il suo lavoro sarà certo portato avanti dalla vasta comunità che interno a lui è nata nella parrocchia di Bosco Manniti.
La salma di Padre Carlo tornerà domani pomeriggio nella sua chiesa, dove i parrocchiani si riuniranno per una veglia di preghiera alle 19.
I funerali, che saranno presieduti dall’arcivescovo Lomanto, si svolgeranno domani giovedì.
Noi ci uniamo al dolore della comunità che piange un grande uomo e un grande sacerdote che ha completato con straordinaria coerenza la sua missione terrena.
Lo vogliamo ricordare con un nostro servizio di ormai 13 anni fa e con la foto di copertina che lo ritrae durante la messa celebrata lo scorso 22 aprile ad Augusta, assieme a don Giuseppe Mazziotta, davanti al relitto del barcone naufragato il aprile del 2015 nel Mediterraneo, per commemorare le oltre mille persone che persero la vita in quell’occasione.
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