“Il rogo, di chiara matrice dolosa, che ha divorato vaste aree della Riserva naturale orientata fiume Ciane e Saline di Siracusa non è una fatalità né un evento imprevisto: è l’ennesima, drammatica conferma del fallimento gestionale da parte del Libero consorzio comunale di Siracusa”.
A dirlo, in una nota, sono Giuseppe Ansaldi (Comitato parchi), Carmelo Iapichino (Lipu) e Liliana Gissara (Italia nostra) che, dopo l’incendio che ieri ha devastato l’area protetta, puntano il dito contro l’ente gestore che per oltre quarant’anni “ha sistematicamente disatteso le prescrizioni dell’articolo 5 della convenzione di affidamento, eludendo l’obbligo di pianificare e attuare concrete misure di prevenzione antincendio in costante raccordo con il Corpo Forestale (oggi Dipartimento dello Sviluppo Rurale e Territoriale).
Quattro decenni di vuoto operativo, durante i quali la riserva è stata lasciata in balia del degrado, priva di adeguate fasce tagliafuoco, di piani di monitoraggio efficaci e di interventi strutturali”.
A pesare in modo determinante sul disastro, secondo i tre, è la totale assenza di manutenzione ordinaria e straordinaria.
“La crescita incontrollata e l’abbandono dei canneti rappresentano l’emblema di questa incuria: -prosegue la nota- la biomassa secca accumulata negli anni costituisce tonnellate di combustibile pronto a innescarsi alla minima scintilla.
Nelle riserve gestite secondo criteri scientifici, i canneti vengono sottoposti a sfalci periodici e selettivi per mantenerli vitali, aperti e funzionali alla nidificazione dell’avifauna, alla tutela degli anfibi e al ripopolamento della fauna acquatica.
Al contrario, l’espansione incontrollata della vegetazione ha finito per soffocare anche i pochi bacini idrici superstiti risparmiati dall’erosione costiera, accelerando il collasso ecologico e l’impoverimento della biodiversità tipica delle saline”.
Così l’oasi naturale si sarebbe trasformata in una bomba a tempo, esplosa ancora una volta sotto gli occhi impotenti della cittadinanza e generando forte allarme tra i residenti delle aree limitrofe.
“Non è più tempo di giustificazioni burocratiche o promesse di circostanza: chi ha avuto la responsabilità della custodia e della valorizzazione di questo territorio deve rispondere delle proprie omissioni.- concludono Ansaldi, Iapichino e Gissara che chiedono l’immediato accertamento delle responsabilità e un radicale cambio di rotta nella gestione del sito, prima che “l’inerzia istituzionale cancelli definitivamente ciò che resta del Ciane e delle sue Saline”.
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