In molti, soprattutto tra chi va per mare nella zona dell’Area protetta del Plemmirio a Siracusa, si sono chiesti che fine avesse fatto la boa gialla che segna il punto di confine nord della Zona A, quella all’interno della quale è proibita ogni attività compresa la navigazione.
Della boa si erano perse le tracce dopo le violente mareggiate dell’inverno scorso.
La risposta è in un post pubblicato sul suo profilo Facebook da Antonio Terlizzi, direttore del Dipartimento di Ecologia marina integrata della Stazione Zoologica A. Dohrn di Napoli, e docente Responsabile del Laboratorio di Zoologia e Biologia del Dipartimento di Scienze della Vita (DSV) dell’Università degli Studi di Trieste.
Terlizzi racconta di averla ritrovata vicino l’isola greca di Zante, a oltre 300 miglia nautiche dalla costa siciliana.
Evidentemente neanche lei ha resistito al fascino di una crociera nelle isole greche.
Questo il bellissimo racconto che riportiamo integralmente, tratto dal post dal quale abbiamo preso anche le immagini di copertina.
“Sono trent’anni che vado in quel posto, sei miglia al largo di Cefalonia, nel canale tra Cefalonia e Zante.
Conosco quelle acque, quegli scogli, i fondali. Sono risalite nel bel mezzo del mare, teatro di tanti naufragi, antichi e moderni.
Ci venivano i romani qui, le anfore sul fondo sono il ricordo del loro passaggio.
So dove fermarmi ogni tanto a fare un aspetto, quando le condizioni sono quelle giuste e può comparire un dentice.
Ma questa volta c’era qualcosa che non avevo mai visto.
Una boa di segnalazione, lì dove non c’era mai stata.
Mi avvicino e vedo una catena che si è incastrata tra gli scogli. Una catena che, trascinata dal mare, ha divelto una parte consistente della prateria di Posidonia.
E allora mi chiedo: chi ce l’ha messa, qui? Per quale motivo?
Poi guardo meglio. C’è una targhetta.
Quella boa viene dalla Sicilia.
Area Marina Protetta del Plemmirio, Siracusa.
Probabilmente è stata strappata durante le mareggiate invernali.
E il mare l’ha portata fin qui.
Quasi trecento miglia nautiche. Più di cinquecento chilometri.
Dalla Sicilia a Cefalonia, attraverso lo Ionio, senza confini, senza strade, senza indicazioni.
Solo il mare. Che poi ha deciso di fermarla qui.
E alla fine penso che forse è proprio questa la cosa più bella: noi dividiamo il Mediterraneo in regioni, Stati, aree marine protette, coste e isole.
Il mare, invece, non sa nulla di tutto questo.
Il mare unisce.
E qualche volta, dopo cinquecento chilometri, ti restituisce anche quello che aveva portato via”.
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