A pochi giorni dall’inizio delle lezioni del nuovo anno scolastico, non si spegne a Siracusa la polemica sul trasferimento del plesso Rizza dell’Istituto superiore Rizza Insolera nella sede di via Modica.
Pubblichiamo la lettera inviata al presidente del Libero Consorzio di Siracusa Michelangelo Giansiracusa da una studentessa che si firma A.P., nella quale esprime tutta la sua amarezza per la scelta di trasferire la sua scuola.
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Abbiamo combattuto, provato, pregato e soprattutto sperato, ma non ce l’abbiamo fatta.
Non si tratta solo della sede storica: io qui ho vissuto tre anni della mia vita, ho riso, pianto, scherzato e lavorato…
Era una seconda casa a tutti gli effetti, un posto dove sapevo che sarei sempre stata accolta. Invece, mi è stata strappata dalle mani come se nulla fosse, come se i miei sentimenti non valessero niente. E allora io mi chiedo: la giustizia dove sta?
Dove sta il senso civile?
Io non ho avuto giustizia, sonostata solo un numero per un sistema che non ci tutela, un numero insignificante, liquidato con la frase: “Voi siete di numero inferiore rispetto al Corbino”.
Sono stata trattata come un numero senza emozioni, un numero che non ha il diritto di studiare dove vuole!
Ma io non sono un numero: ho un nome e un cognome, sono una persona in carne e ossa, e voi avete avuto il coraggio di trasformare tutti noi in fredde cifre.
In terza media sono stata invitata a fare una scelta, a decidere del mio futuro, e l’ho fatto.
L’ho fatto con una determinazione che un numero non possiede, l’ho fatto con il cuore e con la consapevolezza che quella scelta avrebbe cambiato tutto. E ora, voi mi obbligate a rinunciare alla MIA scelta.
Come sempre siamo stati lasciati soli, abbandonati a un destino deciso da forze maggiori. Io ho il diritto allo studio e voglio studiare dove dico io; non voglio stare in un Istituto che non mi appartiene e che non mi ricorda casa.
Ci si lamenta continuamente della “fuga di cervelli”. Certo che fuggiamo!
Se qui siamo considerati solo numeri, se la nostra voce non viene ascoltata, è ovvio che ce ne andiamo. Io ho lottato, e non potete nemmeno immaginare quanto, perché voi sicuramente non sapete cosa significhi “lottare con tutte le proprie forze”.
Non l’ho fatto solo per il mio interesse personale, ma anche per la gente che ci ha messo la faccia: per gli studenti che non possono permettersi i mezzi per arrivare in via Modica, per tutto il corpo docenti ed il personale ATA che ha speso intere giornate e notti a cercare soluzioni su soluzioni, idee su idee, solo per NOI.
Perché loro sì che si sono dimostrati civili, hanno lottato per noi perché ai loro occhi non siamo numeri, ma ragazzi che devono crescere, ragazzi con dei diritti e con una voce.
Questo ruolo sarebbe spettato anche alle istituzioni, perché i cittadini da tutelare non sono solo gli studenti del Liceo Corbino, lo siamo anche noi.
Come rappresentanti delle istituzioni avete fallito, avete fallito con l’istruzione. Non so esprimere la vergogna che provo nei vostri confronti, verso persone che non riescono a distinguere il bene dal male.
Dovreste vergognarvi voi, per aver ridotto una ragazza di appena 16 anni a sfogare tutta la sua amarezza sullo schermo di un telefono, dato che di presenza non vi siete degnati di ascoltarla, ma solo di sentirla passare.
Vi invito quindi a riflettere su ciò che avete fatto.
È vero, avete aiutato il Liceo Corbino perché “era a corto di posti”, pur sapendo benissimo che, per legge, se una scuola non ha spazio è obbligata ad accettare meno iscrizioni. Ma a quanto pare le leggi sono scritte solo per figura.
Io, che ho appena 16 anni, le conosco meglio di voi, perché il telefono non lo usiamo solo per chattare, giocare o guardare video, ma anche per informarci.
E sempre per legge, la sede centrale di un istituto non può essere trasferita nella sede secondaria.
Non vi perdonerò mai, questo è certo, ma non vi darò la soddisfazione di vedermi disperata o consumata dal rancore per anni. Mi è stato insegnato che nella vita si deve andare avanti, e io lo farò.
Grazie di cuore al Dirigente, al DSGA, alla Vicepreside, a tutto il corpo docente, al personale ATA, agli studenti e a tutti coloro che ci hanno creduto insieme a noi.
A.P.
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