“Disquisire oggi se il parco si debba realizzare o meno è operazione oziosa poiché l’art. 26 comma 4 septies D.L. 159/2007 (conv. in L. 222/2007) ne prevede espressamente l’istituzione”.
Così in un comunicato il segretario provinciale del Partito democratico Piergiorgio Gerratana e la segretaria del circolo di Siracusa Matilde Di Giovanni.
I due dirigenti dem ricordano che il Parco interessa una vastissima area ricompresa nelle province di Ragusa, Siracusa e Catania, in cui rientrano l’altopiano degli Iblei, cave e canyon naturali, boschi mediterranei, siti archeologici come Pantalica ed aree agricole con oliveti, carrubeti, vigneti e serre.
“La legge quadro sulle aree protette, la 394 del 1991, concede misure di incentivazione sotto forma di finanziamenti statali, regionali e dell’Unione Europea, ai Comuni e alle Province il cui territorio è compreso entro i confini di un parco nazionale.
Pertanto, strumenti di compensazione, incentivi agli investimenti e semplificazioni procedurali rendono la tutela ambientale, da valutare complessivamente nella convivenza tra agricoltura, paesaggio e biodiversità, è un’opportunità”.
Gerratana e Di Giovanni sottolineano come il territorio del Parco sia già soggetto a una serie di tutele e vincoli, SIC, ZCS e ZPS, vincoli paesaggistici e idrogeologici, per cui gli abitanti stessi temono la burocratizzazione, e il correlativo impatto sull’indotto e sull’occupazione.
L’istituzione del Parco avviene nel rispetto dell’ambiente, della libertà di iniziativa economica privata e della proprietà privata.
Sono di questi giorni una serie di interventi perché la progettazione, e la realizzazione di impianti fotovoltaici non vengano bloccate dall’istituzione del parco
Su un altro fronte emergono le preoccupazioni dei comitati civici e degli ambientalisti che sottolineano come la sostenibilità non può essere realizzata a detrimento della natura dei luoghi e delle vocazioni agricole, perché questo equivarrebbe a tradire il senso e la volontà del legislatore, nell’istituzione del parco.
La legge 394/1991 disciplina la zonizzazione, gli usi consentiti, gli interventi soggetti ad autorizzazione, le attività vietate, le infrastrutture e la tutela del patrimonio naturale e paesaggistico; e specifici ruoli sono dalla legge attribuiti all’Ente Parco.
“Per garantire la democraticità e la trasparenza delle scelte che devono essere sindacabili dalle comunità locali, si possono valutare gli effetti dell’Istituzione del Parco e consentire misure eventuali migliorative attraverso la fissazione di obiettivi misurabili (per esempio: i tempi del rilascio delle autorizzazioni, il controllo di compatibilità con l’ambiente degli investimento privati, la misurazione del valore aggiunto agricolo, la crescita delle presenze turistiche, il miglioramento degli indicatori di biodiversità, la situazione dell’occupazione lavorativa, la capacità di attrarre risorse nazionali ed europee)”.
I due dirigenti del Pd ricordano come l’esperienza degli altri parchi nazionali in Italia insegna che la protezione dell’ambiente si traduce in un valore aggiunto, se la gestione passa da una logica di partnership con imprese agricole e operatori del territorio, come consorzi, cooperative, e tutti gli stakeholder (come enti locali, università e associazioni ambientaliste).
“In ossequio alla normativa vigente (e certamente attraverso un iter trasparente che assicuri a tutti il rispetto della legalità) è da scegliere la strada di uno sviluppo, appunto, sostenibile, che rispetti le straordinarie risorse paesaggistiche e le bellezze naturali (che giustificano la volontà di istituzione del parco del legislatore), sicché il parco divenga un volano dell’economia locale, in una nuova concezione, che, superando la tradizionale contrapposizione tra conservazione e produzione, consideri l’ambiente naturale, non come tale privo dell’uomo, ma con la presenza ‘responsabile’ dell’uomo; ossia una presenza strategica che si preoccupi di proteggere gli ecosistemi, favorire l’innovazione (per esempio attraverso l’uso efficiente dell’acqua), aumentare la resilienza climatica, e in definitiva valorizzare il capitale naturale come fattore di sviluppo, senza in alcun modo sacrificare le vocazioni naturali”.
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