Dopo le dichiarazioni del deputato Luca Cannata e la successiva nota del Consiglio di Sorveglianza sulla natura giuridica della società che gestisce il servizio idrico integrato nella provincia di Siracusa, sulla vicenda di Aretusacque interviene con un comunicato il Comitato civico Progetto e Legalità.
“Il comunicato del Consiglio di Sorveglianza di Aretusacque, anziché chiudere la vicenda, apre interrogativi ancora più gravi sulla governance della società e sull’effettiva applicazione delle regole di controllo pubblico”.
Il Comitato riconosce al vice presidente della Commissione Bilancio alla Camera il merito di sollevare pubblicamente una questione fondamentale, pretendendo chiarezza, documenti e controlli su una società che gestisce un servizio essenziale per migliaia di famiglie.
Nel comunicato vengono ripercorse le tappe della vicenda, legata alla effettiva natura giuridica di Aretusacque spa, società a partecipazione mista pubblica-privata.
In discussione è l’applicazione del Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, che prevede che sia sottoposta a controllo pubblico rafforzato al pari degli enti pubblici.
L’ipotesi è sostenuta dal Consiglio di Vigilanza della società, anche sulla base di un recente parere legale, mentre il Consiglio di Gestione della società sostiene l’ipotesi opposta.
Il Comitato civico si pone alcune domande, che ritiene ineludibili.
“Chi ha governato questa incertezza? Quali regole sono state concretamente applicate? Chi ha verificato, fino a oggi, la conformità delle procedure di assunzione, degli incarichi e degli affidamenti?”
Nel comunicato si dà atto al Consiglio di Sorveglianza di essersi attivato e di avere richiesto il parere, ma sottolinea che vigilare significa anche pretendere risposte, verificare gli atti e promuovere tempestivamente le misure necessarie quando emergono criticità.
“Dopo Nexus, il vuoto dei controlli sugli affidamenti pubblici è qualcosa di mostruoso nel nostro territorio.
Non siamo davanti a una disputa accademica tra eccelsi giuristi.
Siamo davanti a una questione che incide sulla trasparenza amministrativa, sulla prevenzione della corruzione, sulla selezione del personale e sulla tutela delle risorse pubbliche”.
Il Comitato si chiede come mai, se il problema era già stato individuato a settembre, la comunità e i rappresentanti istituzionali non sono stati coinvolti tempestivamente, e rilancia la richiesta del deputato Cannata di coinvolgere all’Autorità Nazionale Anticorruzione
“Altrettanto discutibile appare la contrapposizione tra l’intervento dell’ANAC e quello della Corte dei conti.
Non comprendiamo perché si debba indicare un controllo come preferibile all’altro, quando le rispettive competenze possono risultare complementari.
Su questo punto condividiamo pienamente la posizione dell’onorevole Cannata: trasmettere gli atti non rappresenta una minaccia per la società, ma una garanzia per tutti, compresi i suoi amministratori”.
Dopo avere precisato che non si vuole formullare condanne preventive né attribuiamo illeciti a nessuno Progresso & Legalità, presenta una serie di richieste agli organi di controllo e di gestione della società.
- La convocazione urgente dell’Assemblea dei Sindaci dell’ATI di Siracusa, affinché sia affrontato pubblicamente il contrasto sulla natura giuridica di Aretusacque e siano assunte determinazioni precise.
- La trasmissione all’ANAC degli atti rilevanti, compresi i pareri legali, lo statuto, i patti parasociali e le posizioni formalmente espresse dagli organi societari, nonché l’attivazione dei competenti canali di confronto con la Corte dei conti.
- La verifica delle procedure di reclutamento, degli incarichi, degli affidamenti e degli obblighi di trasparenza, per accertare se siano state applicate tutte le disposizioni effettivamente dovute.
- La pubblicazione, nei limiti consentiti dalla legge, dei documenti e delle determinazioni conseguenti, accompagnata da un cronoprogramma delle misure correttive eventualmente necessarie.
- L’accertamento delle eventuali responsabilità gestionali e di vigilanza, qualora dalle verifiche emergessero omissioni, violazioni normative o atti non conformi, con l’adozione delle conseguenti iniziative nelle sedi competenti.
“Non è accettabile che una società incaricata di gestire per decenni una risorsa fondamentale come l’acqua possa convivere con interpretazioni contrapposte su un elemento così decisivo del proprio regime giuridico, senza che ciò produca un’immediata assunzione di responsabilità istituzionale”.
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