Entrano ufficialmente in funzione da oggi le 12 Case di Comunità della provincia di Siracusa, nel rispetto della scadenza fissata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) al 31 marzo 2026.
Si tratta di un passo significativo verso il rafforzamento della sanità territoriale, basato su un nuovo modello assistenziale definito “medicina di iniziativa” o proattiva.
Il sistema prevede la presa in carico attiva dei pazienti cronici appartenenti alle categorie a maggiore impatto sanitario, tra cui scompenso cardiaco, diabete, broncopneumopatia cronica ostruttiva e patologie renali.
L’obiettivo è prevenire le riacutizzazioni delle malattie e ridurre i ricoveri ospedalieri, migliorando al contempo la qualità della vita dei pazienti.
Secondo il nuovo modello organizzativo, saranno direttamente gli operatori delle Case di Comunità a contattare i pazienti, seguendo un piano programmato che si basa sulle segnalazioni dei medici di famiglia, delle Centrali operative territoriali (Cot) e delle strutture sanitarie aziendali, ad esempio dopo una dimissione ospedaliera.
L’Asp di Siracusa ha scelto di avviare immediatamente le attività integrate mediche e infermieristiche — elemento centrale della riforma prevista dal Pnrr — senza attendere il completamento definitivo delle strutture.
Il servizio sarà garantito grazie alla collaborazione dei medici di medicina generale e degli infermieri di comunità già operativi, mentre il pieno regime sarà raggiunto progressivamente con il completamento delle dotazioni strutturali, tecnologiche e del personale.
Le attività sono già partite nelle sedi definitive per alcune strutture, tra cui le Case di Comunità spoke di Siracusa, Melilli e Avola, e quella hub di Augusta.
Nelle altre sedi, i servizi sono comunque assicurati in locali già disponibili all’Azienda, in attesa della conclusione dei lavori previsti dal Pnrr.
La direzione aziendale ha espresso gratitudine ai medici di medicina generale che hanno aderito al progetto, rendendo possibile l’avvio delle strutture.
Allo stesso tempo, ha rivolto un appello ai professionisti che non hanno ancora partecipato, sottolineando il ruolo centrale del medico di famiglia nel nuovo modello assistenziale e l’importanza di ampliare ulteriormente la rete per potenziare i servizi sul territorio.
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