Per oltre quarant’anni ha servito lo Stato indossando la divisa della Marina militare, gran parte dei quali trascorsi a bordo delle unità navali della flotta italiana.
Oggi, a sei anni dalla sua morte, il Tribunale di Siracusa ha riconosciuto il luogotenente Salvatore Legnosecco, originario di Augusta, vittima del dovere per l’esposizione professionale all’amianto subita durante il servizio.
I giudici hanno accolto il ricorso presentato dalla vedova Assunta Restivo e dai figli Vanessa e Antonino, condannando il ministero della Difesa al riconoscimento dei benefici previsti dalla normativa per le vittime del dovere.
Per i familiari è stato disposto un risarcimento complessivo di circa 500mila euro, tra speciale elargizione e vitalizi arretrati.
Legnosecco era entrato in Marina nel 1975 prestandovi servizio fino al 2017. Per quasi trent’anni aveva operato come elettricista e capo elettricista a bordo di diverse unità navali, svolgendo le proprie mansioni in ambienti nei quali la presenza di amianto era diffusa e costante. Una condizione che, secondo quanto accertato nel corso del procedimento, avrebbe determinato l’insorgenza del tumore polmonare che lo ha portato alla morte il 7 febbraio 2020, all’età di 61 anni.
Decisive le conclusioni del consulente tecnico nominato dal Tribunale, che ha ricostruito l’attività lavorativa del sottufficiale evidenziando l’esposizione continuativa alle fibre di asbesto.
L’uomo operava quotidianamente a contatto con impianti e quadri elettrici contenenti amianto e trascorreva lunghi periodi in ambienti navali dove sale macchine, tubazioni e sistemi di coibentazione erano realizzati con materiali contenenti la sostanza cancerogena.
Secondo il consulente, l’esposizione professionale protrattasi per decenni è stata compatibile e determinante nello sviluppo del carcinoma polmonare che ne ha causato il decesso. Una tesi accolta integralmente dal Tribunale nonostante l’opposizione dell’Avvocatura dello Stato.
Dietro la vicenda giudiziaria c’è anche la storia personale di un uomo che aveva fatto del servizio allo Stato una missione di vita. Tra gli episodi ricordati nella sentenza figura l’intervento durante un incendio scoppiato a bordo della nave Virgilio Fasan. In quell’occasione Legnosecco riuscì a raggiungere la sala quadri e a disattivare gli impianti elettrici, contribuendo in modo determinante al contenimento delle fiamme e ottenendo per il suo coraggio un encomio.
Per la famiglia sono stati anni segnati dal dolore e dalla battaglia per ottenere il riconoscimento delle cause che avevano portato alla morte del loro congiunto. Oggi quella lunga attesa trova una risposta nelle aule di giustizia.
«Questa sentenza restituisce dignità alla memoria di Salvatore e riconosce il dolore di una famiglia che ha perso un marito e un padre dopo oltre quarant’anni di servizio allo Stato», ha dichiarato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto. «Il Tribunale ha accertato il nesso tra l’esposizione all’amianto e la malattia che lo ha ucciso. È un riconoscimento che afferma un principio fondamentale: chi si ammala servendo il Paese non può essere dimenticato».
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