È scattata la caccia a Marco D’Angelo, 38 anni, originario di Messina, evaso dal carcere di Augusta.
La fuga sarebbe avvenuta nel pomeriggio di martedì, ma l’assenza del detenuto è stata rilevata soltanto alcune ore più tardi, quando intorno alle 19 è scattato l’allarme all’interno dell’istituto penitenziario.
D’Angelo si trovava in carcere per scontare una condanna definitiva a 11 anni e 8 mesi, pronunciata dalla Corte d’Appello di Messina per reati legati al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti. La scadenza della pena era prevista per il 24 febbraio 2031.
Il suo quadro giudiziario comprende anche altri procedimenti ancora pendenti. Il 38enne è infatti in attesa di giudizio per due vicende riguardanti reati contro il patrimonio, tra cui diversi furti, oltre a un procedimento relativo a una rapina avvenuta nel 2015 a Villafranca Tirrena.
Le prime informazioni raccolte sulla fuga si concentrano sull’attività che il detenuto svolgeva all’interno della struttura. D’Angelo era impiegato nel sopravvitto, il servizio attraverso il quale vengono gestiti e distribuiti ai detenuti generi alimentari e altri prodotti acquistabili durante la permanenza in carcere.
Un incarico che gli consentiva di avere una certa libertà di movimento negli spazi dell’istituto e di conoscere da vicino la routine quotidiana della struttura.
È proprio su questo aspetto che si stanno concentrando gli accertamenti degli investigatori, chiamati a stabilire se il detenuto abbia sfruttato la particolare posizione per individuare il momento più favorevole alla fuga.
Secondo una prima ricostruzione, l’evasione sarebbe avvenuta durante un momento di cambio del personale.
D’Angelo sarebbe riuscito a superare i dispositivi di sicurezza e quindi a oltrepassare il muro di cinta del carcere, facendo perdere le proprie tracce.
Resta da chiarire se l’uomo abbia agito da solo. Gli investigatori stanno valutando anche l’ipotesi che all’esterno dell’istituto potesse esserci una persona pronta ad aiutarlo nell’allontanamento. Su questo punto, tuttavia, gli accertamenti sono ancora in corso.
Subito dopo la segnalazione della sua assenza sono state attivate le ricerche, con le forze dell’ordine impegnate sia nella ricerca dell’evaso sia nella ricostruzione delle circostanze che hanno permesso a un detenuto sottoposto al regime di Alta Sicurezza di uscire dalla struttura.
La vicenda ha inoltre riacceso l’attenzione sulle condizioni di sicurezza degli istituti penitenziari e sulle difficoltà affrontate quotidianamente dagli agenti della Polizia penitenziaria.
A intervenire è stato Sebastiano Bongiovanni, ex sindacalista ed ex sottufficiale della Polizia penitenziaria, da anni impegnato nella denuncia delle criticità del sistema carcerario. «Purtroppo si tratta di un fatto gravissimo, sia per la tipologia del detenuto sia per il fatto in sé», ha dichiarato, sottolineando la necessità di interrogarsi sulle condizioni che hanno consentito l’evasione.
Bongiovanni torna quindi a puntare l’attenzione sulle difficoltà operative degli agenti, sulle carenze strutturali e sulla necessità, a suo giudizio, di rafforzare l’autorevolezza e gli strumenti a disposizione della Polizia penitenziaria.
«Quando accade un’evasione ci sono tantissime responsabilità e tanti motivi», sostiene l’ex sindacalista, ribadendo le posizioni espresse negli ultimi mesi sulla situazione degli istituti penitenziari.
Il suo intervento si inserisce così nel dibattito più ampio sulla sicurezza nelle carceri, sull’organizzazione del personale e sulle condizioni nelle quali gli operatori sono chiamati a garantire quotidianamente controllo e vigilanza.
Nel frattempo, ad Augusta, resta la priorità di rintracciare D’Angelo. Le indagini dovranno chiarire non soltanto dove si trovi il detenuto, ma anche come sia stato possibile portare a termine l’evasione e se vi siano state eventuali responsabilità o complicità.
Intanto ieri una rissa tra italiani e stranieri è avvenuta nel carcere di Siracusa con 6 ambulanze al Pronto soccorso con i poliziotti penitenziari di scorta. “A Cavadonna – commenta sempre Bongiovanni – la situazione è, ad oggi, insostenibile i detenuti sono liberi di fare quello che vogliono se lo Stato aspetta la tragedia lo scrivente fino alla fine guiderà il suo pensiero in piena libertà. Oramai questi eventi critici sono quotidiani e nessuno fa niente a partire dai sindacati che non denunciano agli organi competenti”.
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