Arriva a una svolta giudiziaria la vicenda legata alla morte di Giuseppe Riera, il ciclista travolto il 14 novembre 2024 lungo la Sp Augusta–Villasmundo. Dopo oltre un anno e mezzo di accertamenti, la Procura ha disposto il rinvio a giudizio per E.S., 45 anni, alla guida dell’auto coinvolta nell’impatto.
Nei suoi confronti le accuse sono di omicidio stradale e omissione di soccorso. L’udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 21 maggio davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Siracusa.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’incidente si verificò intorno alle 8.15, nei pressi di contrada Vignali.
Riera stava percorrendo quel tratto in bicicletta quando venne colpito da un’auto che procedeva nella stessa direzione. L’urto sarebbe avvenuto durante un sorpasso non consentito e a una velocità superiore ai limiti previsti, con conseguenze gravissime per il ciclista.
Soccorso in condizioni critiche, l’uomo fu trasportato in elisoccorso all’ospedale Cannizzaro di Catania, dove rimase in coma per oltre due mesi.
Successivamente, l’8 gennaio 2025, venne trasferito in una struttura specializzata di Bologna. Qui è deceduto il 31 gennaio, a causa delle gravi lesioni riportate nell’impatto.
Fondamentali per risalire all’identità della conducente sono stati alcuni elementi rinvenuti sul luogo dell’incidente, tra cui parti dell’auto come uno specchietto retrovisore.
Grazie al codice identificativo e alle immagini delle telecamere di sorveglianza, le forze dell’ordine sono riuscite a individuare il veicolo e le persone a bordo.
Quando la coppia è stata rintracciata, poche ore dopo, il componente danneggiato era già stato sostituito.
Un aspetto ritenuto particolarmente rilevante dagli inquirenti riguarda il comportamento successivo all’impatto: l’auto non si sarebbe fermata e non sarebbe stato lanciato alcun allarme ai soccorsi. Un elemento che ha inciso in modo significativo nella formulazione delle accuse.
Profondo il dolore dei familiari della vittima. «Mio marito era una persona generosa, amata da tutti, con una grande passione per la vita e per lo sport», ricorda la moglie Francesca Salamone. «Da quando non c’è più, la mia vita è cambiata radicalmente. Non riesco più a lavorare e convivo con una forte depressione».
Alla sofferenza si aggiunge l’amarezza: «In tutto questo tempo non abbiamo mai ricevuto una parola di scuse o un segno di vicinanza», afferma. «Chiedo soltanto che venga fatta giustizia, per lui e per ciò che rappresentava».
Riera, ex capoturno della raffineria Esso, lascia la moglie, i figli e due nipotine.
Sarà ora il processo a chiarire le responsabilità e le eventuali conseguenze penali di una vicenda che ha segnato profondamente più di una famiglia.
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