“C’è un dato dal quale bisogna partire. Una coalizione di centrodestra largamente maggioritaria sul piano numerico, forte di partiti, dirigenti, amministratori, riferimenti regionali e parlamentari, è riuscita nell’impresa di perdere l’elezione a Sindaco contro una coalizione di centrosinistra”, a scriverlo in una nota è l’ex sindaco di Lentini, l’avv. Rosario Lo Faro.
“Un risultato che merita una riflessione seria. Per comprenderlo bisogna fare un passo indietro. Ad appena un anno dalla naturale scadenza del mandato amministrativo, il principale protagonista politico dell’esperienza amministrativa degli ultimi due anni decide di abbattere l’amministrazione di cui era parte largamente dominante”.
“Parliamo di Grande Sicilia, forza politica che esprimeva quattro assessori su cinque, compreso il Vicesindaco, il Presidente del Consiglio comunale e sei consiglieri comunali su nove appartenenti alla maggioranza”.
“Una presenza politica largamente prevalente all’interno della Giunta e del Consiglio. Eppure è proprio questa forza politica a promuovere e sostenere due mozioni di sfiducia contro il Sindaco con il quale aveva governato e condiviso ogni scelta amministrativa fondamentale. La prima viene respinta. La seconda viene riproposta con ancora maggiore determinazione”.
“Tutto questo senza che esistesse un progetto politico alternativo, senza una visione condivisa per la città, senza un accordo programmatico tra le forze della possibile coalizione di centro destra e, soprattutto, senza avere neppure un candidato Sindaco”.
“Non è un’opinione. È un fatto. Tanto che il nome del candidato arriva praticamente a ridosso della scadenza per la presentazione delle liste. Il motore politico dell’operazione è Grande Sicilia. Il regista è il Sindaco di Melilli e deputato regionale Giuseppe Carta. Ed è proprio qui che si consuma il principale errore politico. Perché una cosa è guidare una coalizione. Altra cosa è pensare di poter decidere dall’esterno il destino di una comunità”.
“La candidatura di Giuseppe Fisicaro viene sostanzialmente imposta agli alleati. Una candidatura che arriva dopo i rifiuti di altri possibili candidati e che viene percepita da molti come una scelta calata dall’alto. Le conseguenze sono immediate. Forza Italia, uno dei principali partiti dell’area di centrodestra, non partecipa ufficialmente alla competizione con il proprio simbolo”.
“Ma il dato politicamente rilevante è un altro. I suoi dirigenti, amministratori e riferimenti politici, si distribuiscono su fronti contrapposti, dando vita a liste civiche collocate nelle due coalizioni concorrenti. Una parte sostiene Fisicaro. Un’altra sceglie Pupillo. Il centrodestra arriva così alle elezioni non solo senza un percorso realmente condiviso, ma anche profondamente diviso al proprio interno. Ma non basta”.
“I numeri delle urne raccontano una storia che merita di essere letta con attenzione. Le liste che sostenevano Fisicaro hanno raccolto 4.813 voti. Le liste che sostenevano Pupillo 3.937. Eppure ha vinto Pupillo. Questo significa che il problema non era la forza elettorale della coalizione. E non riguarda neppure la persona del candidato. Riguarda una scelta politica. Riguarda il modo in cui quella candidatura è stata costruita, i tempi con cui è stata individuata e la percezione diffusa che non fosse il punto di arrivo di un percorso maturato dentro la comunità lentinese”.
“Una candidatura può essere assolutamente rispettabile e autorevole. Ma quando viene percepita come il risultato di una decisione assunta altrove, anziché come l’espressione di un territorio, rischia di non essere riconosciuta come propria dalla comunità chiamata a votarla. La campagna elettorale brevissima, imposta dalla scelta di accelerare la sfiducia per rientrare nel turno elettorale di maggio, ha aggravato ulteriormente questo problema. Non c’è stato il tempo per costruire un rapporto con la città, per consolidare una proposta politica, per trasformare una candidatura in un progetto condiviso”.
“Se poi si aggiungono i 1.285 voti ottenuti dalla coalizione di Sanzaro, emerge un dato ancora più significativo: l’area politica alternativa a Pupillo era ampiamente maggioritaria. Eppure ha perso. Non per mancanza di voti. Ma per una serie di errori politici che hanno trasformato una posizione di forza in una clamorosa sconfitta. Ma forse il vero errore è un altro. Molti cittadini hanno vissuto la seconda mozione di sfiducia come un accanimento politico. Come il tentativo di dimostrare che le sorti di Lentini potessero essere decise altrove. Come la volontà di affermare un potere esterno sulla città. E qui è scattata la reazione”.
“L’orgoglio di Lentini. L’orgoglio di una comunità che non accetta padroni politici. L’orgoglio di una città che rivendica il diritto di scegliere da sola il proprio destino. E quando una comunità percepisce che qualcuno vuole scegliere per lei, la risposta arriva puntuale. Nelle urne. La politica lungimirante accompagna i territori. Li ascolta. Li interpreta. Li aiuta a scegliere. Non impone. Non piega le comunità a logiche esterne. Non pretende obbedienza. Perché esiste una regola che nessun leader politico dovrebbe dimenticare: i candidati vengono scelti dagli elettori, non dai capi. E quando una candidatura non viene riconosciuta come propria dalla comunità, la comunità la valuta e decide liberamente se sostenerla oppure no. Per questo il risultato di Lentini non è soltanto una sconfitta elettorale. È una lezione politica”.
“Una lezione che dice che nessun territorio può essere trattato come una casella da spostare sulla scacchiera. Che nessun consenso è eterno. Che nessuna forza politica è invincibile. Forse questa vicenda lascia una lezione semplice: le comunità vogliono essere guidate, non comandate. Vogliono essere ascoltate, non utilizzate. E quando ritengono che qualcuno abbia smesso di ascoltarle, trovano sempre il modo di far sentire la propria voce”.
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