Ad Augusta non si placa il dibattito sul progetto del nuovo impianto di depurazione previsto in contrada Punta Cugno. A sollevare forti perplessità è ora, Ciccio La Ferla, ingegnere e consigliere comunale indipendente di opposizione che, in un articolato intervento, mette in discussione la scelta politica e tecnica alla base dell’opera, evidenziando criticità ambientali, economiche e gestionali.
Al centro della questione vi è il ruolo del depuratore consortile Ias di Priolo, realizzato negli anni ’70 per il trattamento dei reflui domestici provenienti da Augusta, Priolo, Melilli e dalla zona nord di Siracusa.
L’impianto, originariamente progettato con tecnologia a filtri percolatori e basato su processi biologici, era destinato alla degradazione della sostanza organica tramite flora batterica, con produzione di composti più semplici come anidride carbonica, azoto e idrogeno.
“Nel tempo, tuttavia, il depuratore Ias – spiega La Ferla – è stato utilizzato anche per trattare reflui industriali di natura inorganica provenienti dal polo petrolchimico, una scelta ritenuta impropria che ha contribuito alle note vicende giudiziarie legate all’inquinamento ambientale del territorio. Oggi, secondo quanto evidenziato, le industrie starebbero progressivamente adottando sistemi autonomi di depurazione, più idonei alla gestione dei propri scarichi”.
In questo contesto, la realizzazione di un nuovo impianto viene definita “incomprensibile” dal consigliere, che sottolinea come il depuratore consortile necessiti ancora di reflui urbani per garantire un corretto funzionamento dei processi biologici, oggi basati su tecnologia a fanghi attivi.
Tra le principali criticità segnalate vi è l’impatto ambientale, in particolare per la prevista realizzazione di una nuova condotta a mare (“pinna”), ritenuta superflua data la presenza dell’infrastruttura esistente a pochi chilometri. A ciò si aggiungono i costi dell’opera, stimati fino a 100 milioni di euro, e le possibili ricadute economiche sulle famiglie augustane, con un aggravio ipotizzato fino a 1000 euro annui.
Non meno rilevante è il tema della gestione. Secondo il consigliere, un impianto di depurazione richiede competenze tecniche elevate e una struttura organizzativa adeguata, elementi che destano preoccupazione rispetto alla capacità amministrativa locale.
Come alternativa, viene proposta la realizzazione di opere di convogliamento dei reflui verso il depuratore Ias, con un investimento stimato intorno ai 20 milioni di euro. Tra le soluzioni tecniche ipotizzate figurano anche sistemi di sollevamento e una condotta sottomarina dall’isola di Augusta fino all’impianto consortile.
Il dibattito si inserisce in un clima politico già acceso, con il tema della depurazione al centro del confronto elettorale. L’appello finale è rivolto a tutte le forze politiche affinché affrontino la questione con un approccio basato su analisi tecniche approfondite e visione strategica.
“L’obiettivo – conclude il consigliere – non è realizzare un nuovo impianto, ma garantire una depurazione efficace, sostenibile e rispettosa dell’ambiente e dell’economia cittadina”.
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