“A soli venti giorni dalla bocciatura della precedente mozione di sfiducia, Lentini viene nuovamente trascinata dentro una dinamica politica che molti cittadini faticano a comprendere”.
Così il sindaco di Lentini Rosario Lo Faro in post sul suo profilo social, nel quale attacca le forze politiche di opposizione e si chiede provocatoriamente a chi serva davvero questa nuova mozione di sfiducia.
Lo Faro si chiede che senso abbia, ad un anno dalla naturale scadenza del mandato, interrompere una legislatura, proprio mentre la città entra in una fase delicata e decisiva per il futuro, con opere e interventi ormai prossimi alla realizzazione.
“È naturale chiedersi se proprio questo momento così importante per Lentini non contribuisca a spiegare tanta improvvisa accelerazione.
Cresce infatti la certezza che non si tratti di una scelta realmente maturata nel confronto politico cittadino.
Nei giorni scorsi mi è stato rappresentato che la spinta nascerebbe dal gruppo consiliare locale e che chi oggi rappresenta politicamente, a livello provinciale, quella parte si limiterebbe ad accompagnare una decisione autonoma. Ma i fatti raccontano altro”.
Il sindaco ricorda quanto avvenuto nell’aula consiliare lo scorso 18 febbraio, quando la mozione presentata dai sei consiglieri di Grande Sicilia, ai quali si era aggiunto Campisi di ‘L’Altra Lentini’, fu bocciata per l’assenza di tre consiglieri e l’astensione del presidente, tutti dello stesso gruppo autonomista.
Per Lo Faro, il fatto che sia arrivato qualche minuto dopo la conclusione della seduta del Consiglio comunale l’allontanamento di quattro consiglieri comunali, rappresenta “una reazione politica scomposta e netta”.
“Se davvero fosse stata una scelta pienamente locale, sarebbe difficile spiegare conseguenze così drastiche e punitive verso chi ha espresso una libera valutazione politica.
E osservando la riproposizione immediata della mozione, le energie spese per sostenerla e la presenza quasi quotidiana in città del massimo rappresentante politico di quella parte, appare evidente che il livello decisionale di questa iniziativa vada oltre il perimetro locale”.
Per Lo Faro c’è quindi una regia provinciale.
“Sono i fatti, più delle parole, a chiarire dove realmente si collochi il centro decisionale di questa vicenda.
Questo alimenta la percezione di una politica che, pur collocandosi fuori dal perimetro cittadino, pretende di orientare scelte che riguardano Lentini senza misurarsi in alcun modo con i reali bisogni del territorio.
Nessuno mette in discussione il diritto di una parte politica, attraverso i propri riferimenti provinciali o istituzionali, ad intervenire nelle vicende dei Comuni.
Ma questo dovrebbe sempre avvenire guardando prima di tutto all’interesse della comunità, senza piegare dinamiche locali a logiche decise altrove, che con Lentini hanno poco a che vedere”.
Il sindaco alza i toni contro i rappresentanti delle opposizioni.
“La sensazione diffusa è che la bocciatura della prima mozione abbia provocato il bisogno di riaffermare il potere di decidere la vita o la morte di una amministrazione e di una intera Città.
La politica dovrebbe essere al servizio dei cittadini, non degli interessi di partito o di pochi”
Ribadisce con chiarezza la sua volontà di non ricandidarsi alla guida della città.
“Nel 2027 non intendo ricandidarmi.
Non mi muove il potere. Non mi muovono ambizioni personali”.
“Proprio per questo ritengo che oggi il dovere più serio sia accompagnare Lentini fino alla naturale conclusione del mandato, consentendo ai cittadini di arrivare alle prossime elezioni con il tempo necessario per conoscere programmi, valutare candidature e scegliere liberamente.
Perché portare la città al voto tra appena due mesi significa comprimere il diritto dei cittadini ad una scelta consapevole.
La democrazia non è soltanto votare: è avere il tempo di conoscere candidati, programmi e visioni per il futuro.
Ridurre questo tempo significa anche alimentare ulteriormente il distacco di ognuno di noi dalla politica e accrescere l’astensionismo, già oggi molto preoccupante”.
Lo Faro ricorda come Lentini stia vivendo una fase importante per il proprio futuro, con opere, progetti e interventi che stanno entrando nella fase decisiva.
“Ecco perché indigna vedere l’interesse generale della comunità messo in secondo piano rispetto a logiche che appartengono ad altri livelli della politica.
Per questo continuerò a lavorare nell’esclusivo interesse della città”.
Quindi il grido di orgoglio dell’amministratore ferito da un’ostilità, che non ritiene giustificata dalle normali logiche della dialettica politica.
“Mi muove soltanto il dovere di difendere l’autonomia, la dignità e il diritto di Lentini di decidere da sola il proprio futuro.
Lentini merita rispetto.
Non è una pedina.
Non è un feudo.
Non è terra di conquista”.
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