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Priolo | Un DPCM nelle prossime ore potrebbe fermare il conto alla rovescia per la chiusura dell’impianto IAS

7 Gennaio 2023 | by Michele Accolla
Priolo | Un DPCM nelle prossime ore potrebbe fermare il conto alla rovescia per la chiusura dell’impianto IAS
Politica
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Dopo l’intimazione dell’amministratore giudiziario di IAS alle aziende, di avviare le operazioni di interruzione dei conferimenti presso il depuratore consortile di Priolo, a poche ore dalla scadenza, si parla di un imminente Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, Dpcm, per scongiurare la chiusura dell’impianto.

Dopo l’annuncio del presidente della Regione Schifani, che ha affermato a fine anno di avere pronta la soluzione per permettere al depuratore consortile di continuare ad operare, restano poche ore per scongiurare quella che potrebbe rivelarsi il colpo di grazia per diverse attività del polo petrolchimico.

Ricordiamo che l’amministratore giudiziario di IAS, Antonio Mariolo, pochi giorni fa ha intimato alle aziende che producono i rifiuti trattati nell’impianto consortile, di avviare le operazioni di interruzione dei conferimenti, per “iniziare immediatamente a porre in essere le operazioni di esecuzione del provvedimento di sequestro del 12/5/2022”.

Si pensava che la soluzione potesse arrivare con l’inserimento dell’impianto consortile all’interno del decreto legge 2/2023 “Misure urgenti per impianti di interesse strategico nazionale”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di ieri.

Il decreto che è stato ribattezzato ‘Salva Ilva’ perché l’obiettivo è considerato soprattutto quello di garantire il funzionamento dell’impianto siderurgico di Taranto durante la fase di adeguamento e riconversione degli impianti, come si legge nelle premesse “Ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di adottare misure per fronteggiare le problematiche relative alla gestione dell’ex Ilva”, è stato pesantemente attaccato dall’associazione Peacelink, che lo ha definito “un intervento a gamba tesa del governo per fermare la magistratura, che altera l’equilibrio fra i tre poteri su cui si basa lo stato di diritto”.

Ma nel decreto, dell’impianto di Priolo non c’è traccia.

L’articolo 6 prevede infatti che, “Quando  il  sequestro   ha   ad   oggetto   stabilimenti industriali o  parti  di  essi  dichiarati  di interesse  strategico nazionale ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge 3 dicembre 2012, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre  2012, n. 231, ovvero impianti o infrastrutture necessari ad assicurarne  la continuità produttiva,   il   giudice   dispone   la   prosecuzione dell’attività avvalendosi di un amministratore giudiziario  nominato ai sensi del comma 1.”

“Il giudice autorizza la prosecuzione dell’attività  se,  nell’ambito della   procedura   di   riconoscimento   dell’interesse   strategico nazionale, sono state adottate misure con le  quali  si  è ritenuto realizzabile  il  bilanciamento  tra  le  esigenze   di   continuità dell’attività produttiva e di  salvaguardia  dell’occupazione  e  la tutela  della  sicurezza  sul  luogo  di  lavoro,  della   salute   e dell’ambiente e degli  altri  eventuali  beni  giuridici  lesi  dagli illeciti commessi”.

In realtà il provvedimento riguarderebbe non solo l’ex Ilva, ma tutti i siti di interesse nazionale ritenuti strategici, compresa la raffineria Isab di Priolo.

Tutte le residue speranze sembrano ora affidate, proprio sul filo di lana, a un Dpcm che permetterebbe di inserire il depuratore consortile di Priolo tra gli impianti beneficiari del provvedimento.

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