«Non abbiamo solo viaggiato. Abbiamo vissuto». È racchiuso in questa frase il significato degli Erasmus Days celebrati dall’Istituto superiore “Gaetano Arangio Ruiz”, che ha scelto di festeggiare la settimana europea dedicata al programma con l’inaugurazione di una mostra fotografica permanente allestita nella hall della scuola.
L’esposizione, dal titolo “20 countries. 1 school. 100s of stories. Countless memories”, racconta attraverso immagini e testimonianze un percorso lungo 25 anni, fatto di mobilità studentesche, incontri, scambi culturali e occasioni di crescita che hanno contribuito a rafforzare il legame dell’istituto con l’Europa.
I pannelli espositivi restituiscono un mosaico di esperienze vissute in numerose località del continente: da Stoccolma alle scogliere di Santander e delle Canarie, dai canali di Lier a Porto, Madeira e alle isole Azzorre. E ancora, Skopje, Bursa, Cracovia, Varsavia, Dormagen, Konya, Námestovo, Aix-en-Provence, Velenje, Šibenik e Creta. Ogni destinazione rappresenta una tappa di un percorso che ha arricchito il bagaglio culturale e umano degli studenti, offrendo loro l’opportunità di conoscere realtà diverse e confrontarsi con nuove abitudini e tradizioni.
L’edizione di quest’anno degli Erasmus Days assume un valore particolare per il Ruiz, che celebra il venticinquesimo anniversario dell’avvio del proprio percorso di internazionalizzazione.
Un cammino iniziato con il programma Comenius e proseguito attraverso i progetti Erasmus+, che nel corso degli anni hanno trasformato la scuola in un luogo di incontro tra culture e in un laboratorio di cittadinanza europea.
A sottolineare il valore educativo di queste iniziative è la dirigente scolastica, Maria Concetta Castorina, che considera l’apertura internazionale una componente fondamentale dell’offerta formativa dell’istituto.
«I progetti Erasmus rappresentano una colonna portante della nostra offerta formativa. Da venticinque anni crediamo fermamente che l’apertura all’Europa sia la chiave per offrire ai nostri ragazzi una visione del mondo priva di barriere e pregiudizi», afferma la dirigente. «Viaggiare, confrontarsi con altre culture e mettersi alla prova in contesti internazionali non significa soltanto migliorare le competenze linguistiche, ma vuol dire sviluppare un’autonomia profonda e diventare cittadini consapevoli del domani. L’Europa non è un concetto astratto o lontano: è una realtà che parte e si costruisce quotidianamente nelle nostre aule».
Un’esperienza che, dunque, va ben oltre l’apprendimento delle lingue straniere e si traduce in un’occasione concreta per acquisire autonomia, capacità di adattamento e consapevolezza del proprio ruolo in una società sempre più interconnessa.
Sulla stessa linea la docente Paola Moroni, referente per l’internazionalizzazione dell’istituto, che negli anni ha seguito l’organizzazione e la gestione dei progetti. A suo avviso, il valore più significativo delle mobilità emerge soprattutto nel cambiamento personale dei ragazzi e nei legami che riescono a costruire durante le esperienze all’estero.
«Vedere gli occhi dei ragazzi al ritorno da una mobilità è la soddisfazione più grande», racconta Moroni. «Ogni destinazione ha lasciato un segno indelebile nei nostri studenti: hanno superato le proprie timidezze, si sono messi in gioco e hanno scoperto risorse interiori che non sapevano di avere».
Le testimonianze raccolte in occasione degli Erasmus Days, aggiunge la docente, restituiscono il senso più profondo di questo percorso: «La capacità di fare squadra, di adattarsi e di stringere legami umani indissolubili che vanno oltre ogni confine geografico».
La mostra fotografica non vuole essere soltanto un omaggio alle esperienze passate, ma anche uno stimolo per guardare al futuro. Le immagini esposte nella hall dell’istituto diventano così una memoria condivisa e, al tempo stesso, un invito rivolto alle nuove generazioni di studenti a partecipare alle prossime opportunità di mobilità internazionale.
Con lo sguardo già rivolto all’anno scolastico 2026/2027, il Ruiz rinnova il proprio impegno a favore dell’internazionalizzazione, confermando la volontà di fare dell’apertura all’Europa una parte integrante della formazione dei giovani.
Perché, come ricorda il messaggio scelto per celebrare questi venticinque anni, il viaggio non si misura soltanto in chilometri percorsi o Paesi visitati, ma soprattutto nelle storie vissute, nelle relazioni costruite e negli orizzonti che si aprono una volta tornati a casa.
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