Il teatro come strumento di inclusione, crescita e dialogo tra mondi apparentemente lontani. È questo il messaggio emerso dalla sedicesima edizione del laboratorio teatrale “Il carcere va a scuola”, storico progetto promo dall’Istituto superiore “Gaetano Arangio Ruiz”, andato in scena nei giorni scorsi al teatro “Antonio Maiorca”, all’interno della casa di reclusione di Brucoli.
Davanti a un pubblico attento e partecipe, il palcoscenico del carcere ha ospitato la rappresentazione di “Non ti pago!”, celebre commedia di Eduardo De Filippo. Un’opera che, attraverso l’ironia e la leggerezza tipiche del grande drammaturgo napoletano, affronta temi universali come la giustizia, il destino e le relazioni umane, offrendo spunti di riflessione profondi e attuali.
A rendere particolarmente significativa la rappresentazione è stata la collaborazione tra realtà diverse unite dall’esperienza teatrale. Sul palco, accanto a otto detenuti-attori, si è esibito lo studente Francesco Cacciatore della classe quarta AF, insieme con gli allievi attori dell’Accademia Inda Andrea Catalano, Margherita De Doni, Angelica Rampin e Sarah Gisella Simeoni, che hanno partecipato volontariamente al progetto. Tra il pubblico erano presenti anche gli attori dell’Istituto nazionale del dramma antico Graziano Piazza e Pasquale Di Filippo, a testimonianza del forte legame instaurato negli anni con l’iniziativa.
La regia dello spettacolo è stata affidata alla professoressa Giusi Lisi, con il supporto dei docenti Cettina Baffo, Marco Cannarella, Maria Daniela Lo Faro e Pasquale Traina, oltre alla collaborazione dell’educatrice Martina Cinque.
Alla base del successo dell’iniziativa vi è una consolidata collaborazione tra l’Istituto “Ruiz” e la casa di reclusione di Brucoli, guidati rispettivamente dalla dirigente scolastica Maria Concetta Castorina e dalla direttrice Francesca Fioria. Una sinergia che negli anni ha consentito di costruire un percorso educativo e culturale fortemente inclusivo, coinvolgendo numerosi studenti dell’istituto in attività laboratoriali e formative.
Tra i protagonisti del progetto figurano gli alunni: Alberto Catalano, Gianluca De Felice, Mirko Russo, Luigi Italia e Gabriel Sciacca della classe quarta AF; Asia Ranno, Angela Calcò e Francesca Tramontana della terza BF; Alessia Scolla della quarta BT; Ftatiche Tofek della terza AF; Francesca Pia Gianino della 4AT; Jacopo Barrera della 3AL; Lara Cuppone, Serena Rita Ippolito, Sofia Di Giovanni e Karola Marianna Campisi della 3BL; e Vittoria Veca della 4QL.
«Questo progetto, giunto al suo sedicesimo anno, rappresenta una delle espressioni più alte della missione educativa del nostro istituto», ha dichiarato la dirigente scolastica Maria Concetta Castorina.
«Abbinare la formazione dei nostri ragazzi a un percorso di forte impegno civile significa insegnare loro che la scuola non vive isolata, ma dialoga con il territorio, offrendo strumenti di riscatto e inclusione.
Vedere studenti, detenuti e professionisti condividere lo stesso palcoscenico, con pari dignità e lo stesso entusiasmo, dimostra come il teatro possa diventare un autentico strumento di crescita comune e di cittadinanza attiva».
Un’esperienza che conferma il valore della cultura come ponte tra persone e realtà diverse, capace di trasformare un luogo di reclusione in uno spazio di incontro, consapevolezza e speranza.
“Ci tengo a sottolineare l’importanza del teatro nell’ambito delle attività trattamentali all’interno degli istituti penitenziari – dichiara la direttrice Francesca Fioria – dove rappresenta non solo un momento ludico, ma anche un importante strumento di crescita personale. Per questo ringrazio la preziosa collaborazione offerta dagli attori dell’Inda: è importante averli qui sia come attori sia come pubblico. Speriamo di proporre questa esperienza anche negli anni futuri.
“Quello a cui non si può fare a meno di fare caso è la quantità di accenti e dialetti diversi che si mescolano in questo spettacolo. E mi piace pensare alla capacità di un palco, di questo palco, di mettere insieme persone che vengono da posti diversi, che hanno percorso strade diverse, vissuto storie diverse.. e che per la prossima ora sono tutte, semplicemente, attori” ha commentato Martina Cinque.
L’evento rappresentato all’indomani della scomparsa del già direttore del penitenziario di Augusta, Antonio Gelardi è stato allo stesso dedicato. Fu lui infatti in primo ad abbattere le mura del carcere, quello di Augusta, una struttura di alta sicurezza, favorendo il continuo contatto dei detenuti col mondo esterno al quale mostrare talenti e potenzialità sviluppate anche da reclusi, convinto che la loro riabilitazione passasse anche e soprattutto da questo
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