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Augusta| L’amministrazione grillina sostiene ancora la tesi dei 102 milioni di debiti -Video

22 Gennaio 2020 | by Redazione Webmarte
Augusta| L’amministrazione grillina sostiene ancora la tesi dei 102 milioni di debiti<span class='video_title_tag'> -Video</span>
Politica
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L’amministrazione comunale continua a sostenere la tesi degli oltre 100 milioni di debiti, così come dichiarato in campagna elettorale, inglobando debiti fuori bilancio, passività potenziali, anticipazioni di cassa, mutui e disavanzo. “Non andiamo fieri dell’aver dichiarato il dissesto- ha detto il sindaco Di Pietro- ma era un atto inevitabile”. In cassa oggi ci sono circa 7 milioni di liquidità, frutto di spese non effettuate a causa della mancata fornitura di beni e servizi impedita dallo stato di dissesto finanziario.

Con un elenco contenente le varie voci e i debiti finora pagati, l’amministrazione grillina difende la bontà del proprio operato, sostenendo che la scelta di dichiarare “fallimento” per il Comune era l’unica possibile da intraprendere e inevitabile. Conferenza stampa, questa mattina, nella stanza del primo cittadino sulla situazione debitoria dell’Ente, tenuta dal sindaco, Cettina Di Pietro e dall’assessore alle Finanze e Bilancio, Giuseppe Canto. Oltre ai giornalisti presenti anche consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, assessori e l’ex sindaco, Massimo Carrubba. La situazione debitoria generale dell’Ente al 31 dicembre 2012 era la seguente: i debiti fuori bilancio e altre passività ammontavano a 44.102.032,3; l mutui da rimborsare alla Cassa depositi e prestiti e ad altri a 25.015.362,16; le anticipazioni di liquidità a medio e a lungo termine a 13.047.973,53 per un totale pari a 82.165.367,72; il disavanzo (l’eccedenza delle uscite sulle entrate) di 20.587.127,61 per una somma complessiva di 102.752,495, 43..

La situazione debitoria al 31 dicembre 2019 registra: 17.000.548,78 euro di mutui; anticipazione di liquidità a medio e a lungo termine 36.245.653,11 per un totale di debiti che restano al Comune da pagare dell’importo di 53.246.201,49 e un avanzo (le entrate che superano le uscite o le spese) ammontante a 6.933.933,84. I debiti fuori bilancio e le altre passività ammontano a 44.102.032,03 di cui: i debiti fuori bilancio da riconoscere (così come quantificato dall’organo straordinario di liquidazione) è di 21.439.355,77; le passività potenziali  sono pari a 20.879.003,51; passività da contenzioso di 1.783.672,35. Le istante presentate dai creditori 545 per un valore complessivo di 35.548.38,56 il cui pagamento è riconosciuto al 60% per un totale pari a 21.329,028,34.

Il totale dei debiti ammessi ed estinti pagati al 60% ammonta a 13.588.825,15 (circa 8 milioni e 800 mila euro); debiti esclusi 9.528.651,64, di cui per espropri 1.236.975,50; debiti oggetto di vertenza 25.686.712,55 per i quali verranno accantonati cautelativamente a procedura completata 12.214.751,62. I mutui accesi e che il Comune dovrà pagare fino al 2034 sono stati 84. Il residuo da rimborsare al 60% ammonta a 17.000.584,78. Le anticipazioni di liquidità a medio e a lungo termine erano pari 13.047.973,53 a fronte dei 36.245.653,11.  Le anticipazioni sono servite a liquidare i creditori e saranno pagati dal Comune come un mutuo. Quindi un ulteriore debito per il Comune.

Come hanno sottolineato il sindaco Di Pietro e l’assessore Canto da ora in poi tutto sarà più chiaro e saranno redatti bilanci equilibrati da entrate e uscite. Il primo cittadino incalzato dalle domande della stampa ha, tra l’altro asserito, che forse la commissione straordinaria (che ha governato per 2 anni e 3 mesi in seguito allo scioglimento del Consiglio comunale) avrebbe dovuto approfondire meglio la situazione debitoria del Comune per essere pronta, in caso di bocciatura del piano di riequilibrio (che di fatto è avvenuta) a presentarne un altro. “Noi – sottolinea il sindaco – in meno di un mese non avremmo potuto accordarci con 545 creditori”.  Allo stato attuale nelle casse comunali  c’è  un avanzo (le entrate che superano le uscite o le spese) di  6.933.933,84.  Un risparmio forzato, visto che non sono state effettuate spese, imposto dallo stato di dissesto finanziario.

Insomma al di là della sicurezza e determinazione con cui gli attuali amministratori hanno esposto le loro ragioni, per coloro i quali sono stati contrari alla dichiarazione dello stato di dissesto i dubbi non sono stati fugati. Del resto è indicativa anche una dichiarazione rilasciata nei giorni scorsi dall’ex assessore alle Finanze e Bilancio, Giuseppe Schermi il quale, all’indomani della chiusura dell’attività dell’Organo straordinario di liquidazione ha asserito: “Il dissesto fu da me proposto per l’impossibilità di addivenire a una transazione bonaria coi creditori, e non perché il Comune fosse strutturalmente deficitario”. L’argomento tornerà preponderante nella oramai prossima campagna elettorale, ma ai posteri l’ardua sentenza.

GUARDA LA CONFERENZA STAMPA

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