La poesia di Ignazio Buttitta e la voce intensa di Rosa Balistreri hanno dato il via, lunedì 26 ottobre, al V Festival della Storia patria augustana e non solo.
Il teatro comunale di Augusta ha ospitato lo spettacolo «Du’ pueti e ’a stissa musa: ’a Sicilia», un omaggio a due grandi protagonisti della cultura isolana, accomunati dalla capacità di raccontare, attraverso versi e canti, l’anima più autentica della Sicilia.
La manifestazione è promossa dalla Società augustana di Storia patria Aps, presieduta da Salvatore Romano, in collaborazione con il Comune di Augusta e l’Assessorato alla Cultura, guidato da Giuseppe Carrabino.
L’appuntamento inaugurale, inserito nel programma della Giornata del Folklore e delle Tradizioni popolari, ha offerto al pubblico un intenso percorso tra parole, melodie e memoria, riportando al centro il valore della tradizione popolare come espressione viva dell’identità di un territorio.
Ad aprire la serata è stata Carmela Mendola, segretaria della Società augustana di Storia Patria, che ha presentato gli artisti e introdotto il significato dello spettacolo.
Sono seguiti i saluti istituzionali dell’assessore Giuseppe Carrabino, il quale ha evidenziato l’importanza delle iniziative culturali per la promozione e la valorizzazione del patrimonio storico e identitario della comunità.
È intervenuto quindi il presidente Salvatore Romano, che ha illustrato il programma e le finalità del Festival, sottolineando il ruolo degli appuntamenti culturali nella diffusione della conoscenza della storia locale e nella salvaguardia delle tradizioni che costituiscono la memoria collettiva della città.
Il cuore della serata è stato il ricordo di Ignazio Buttitta e Rosa Balistreri, due artisti che, attraverso linguaggi differenti ma profondamente affini, hanno dato voce alle contraddizioni, alle sofferenze e alla straordinaria ricchezza culturale della Sicilia.
Il poeta di Bagheria, affidando i propri versi alla lingua siciliana, ha raccontato le ingiustizie sociali, difeso la dignità umana e denunciato le ferite di una terra ricca di storia e contrasti.
Rosa Balistreri, con la sua voce ruvida, potente e inconfondibile, ha trasformato il canto popolare in uno strumento di testimonianza, protesta e riscatto, dando espressione ai sentimenti e alle esperienze delle classi più umili.
Due percorsi artistici diversi, dunque, ma uniti dalla medesima capacità di raccontare la realtà senza nasconderne le difficoltà, di dare voce agli ultimi e di custodire un patrimonio culturale che continua a parlare anche alle nuove generazioni.
A interpretare questo viaggio tra poesia e musica sono stati Alessia Gianino, voce, e Mariarita Zappalà, attrice, accompagnate dal polistrumentista Seby Accordino e dai musicisti Giuseppe e Francesco Furneri.
Attraverso il canto e la parola recitata, gli artisti hanno restituito intensità e attualità a una tradizione nella quale il siciliano non rappresenta soltanto una lingua espressiva, ma anche un prezioso custode di memoria, sentimenti e identità.
La scelta di inaugurare il Festival con un omaggio a Buttitta e Balistreri ha evidenziato il legame profondo tra la storia patria e le tradizioni popolari.
La memoria di una comunità, infatti, non si conserva soltanto nei documenti d’archivio, nei monumenti e nelle testimonianze storiche, ma vive anche nei canti, nei racconti, nelle espressioni artistiche e nelle parole tramandate nel tempo.
È proprio in questa prospettiva che si inserisce l’impegno della Società augustana di Storia patria, da anni orientata alla ricerca, alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale di Augusta. Un lavoro che riconosce nelle tradizioni popolari una componente essenziale dell’identità cittadina e siciliana, capace di collegare il passato al presente e di rafforzare il senso di appartenenza alla comunità.
Il titolo dello spettacolo, «Du’ pueti e ’a stissa musa: ’a Sicilia», racchiude efficacemente il significato dell’incontro: due artisti, due linguaggi e un’unica ispirazione, quella di una Sicilia che trova nella poesia e nella musica la possibilità di raccontarsi, ricordare la propria storia e trasmettere alle nuove generazioni il valore delle proprie radici.
L’apertura del V Festival della Storia patria augustana e non solo si è così trasformata in un invito a riscoprire l’identità siciliana attraverso l’arte e la cultura popolare, non come semplice eredità del passato, ma come patrimonio vivo, capace ancora oggi di emozionare, suscitare riflessioni e unire le generazioni.
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