Torna a casa Roy Paci, il trombettista augustano che nei giorni scorsi all’improvviso era stato costretto a cancellare improvvisamente i due concerti del Cous Cous Festival di San Vito Lo Capo del 20 settembre di Longobardi Marina del 19 settembre scorso.
Un serio problema di salute lo aveva costretto ad uno stop immediato dal palco e ad una operazione chirurgica a cui si è sottoposto con successo.
“L’operazione è andata a buon fine e devo dire che mi ha salvato da conseguenze molto più gravi” – ha scritto oggi pomeriggio su Facebook postando anche due foto dal letto di degenza con accanto anche il personale.
L’artista ha così voluto rassicurare sulla sua salute e su quello che gli è accaduto in questi giorni esprimendo gratitudine a donne e uomini che ogni giorno si prodigano per accudire, assistere e salvare vite umane.
“Sono gli operatori ospedalieri, sono dottori, infermieri e persino il personale delle pulizie che umanizzano la permanenza in questi luoghi che di per sè portano un po’ di tristezza, diciamolo” –aggiunge ringraziando pubblicamente il dottor Alessandro Distante, il primario Leonardo Salamè, il “buon Vito” e tutto il personale dell’ospedale “Cardinale G. Panico” di Tricase.
“Dicono che la ripresa sia rapida e quindi non posso che darvi appuntamento al primo prossimo concerto che potrò affrontare per abbracciarvi a tutte/i ed essere grato per i mille mila messaggi ricevuti in questi giorni.
Esco fuori più fortificato e sicuramente più grato alla vita non soltanto per ciò che mi dona, ma anche per ciò che mi nega, per ciò che mi toglie e per ciò che mi costringe a comprendere”.
Una esperienza di vita forte, quella ospedaliera se per di più è improvvisa, che segna e insegna:
“Ritorno al mio mestiere di musicista con un desiderio e una promessa a me stesso: quella di riuscire a portare negli ospedali pubblici, una sorta di filodiffusione con generi adeguati come classica, downtempo e easy listening.
Sicuramente i suoni non sono farmaci, ma credo fermamente che possono diventare una forma potentissima di cura interiore: accompagnano il dolore, restituiscono memoria, muovono emozioni, ricompongono silenzi. La musica non promette di guarire nessuno, ma sa raggiungere luoghi dell’anima dove nessuna medicina può arrivare”. – conclude il musicista
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