È bastata la notizia del fermo degli autotrasportatori per trasformare una protesta in una vera e propria gara di corsa tra le corsie dei supermercati. Il risultato? Scaffali presi d’assalto (soprattutto i reparti di frutta e verdura), banchi frigo ridotti all’osso e disagi enormi sia per chi lavora nei supermercati, sia per chi vorrebbe semplicemente fare la spesa quotidiana in tranquillità.
Ma guardando cosa è sparito davvero dai carrelli, viene spontaneo porsi una domanda: avevamo davvero paura di restare senza cibo o abbiamo solo ceduto all’allarme?
I banchi del fresco sono stati letteralmente svuotati: affettati, carne, frutta di stagione e persino il formaggio per grattugiare la pasta sembrano diventati dei beni introvabili.
Riappaiono nella lista della spesa e scompaiono i grandi classici a ruba durante le emergenze: farina, uova e lievito di birra (di quest’ultimo c’è solo quello a secco!). Proprio come durante i mesi più bui del lockdown, pare che una metà della popolazione si sia improvvisamente riscoperta panificatrice e pizzaiola provetta, pronta a impastare chilogrammi di farina per esorcizzare la paura dei rifornimenti bloccati.
La contraddizione più evidente? Mentre la farina va a ruba, il pane fresco nei grandi supermercati e nei forni c’è ed è reperibile.
E con l’isteria dell’acquisto, in tanti si sono riscoperti amanti degli animali: spariti (quasi) nel nulla quei croccantini (in formato rigorosamente grande) che solitamente stentano a mangiare persino i randagi di quartiere.
La situazione lascia dei problemi realmente concreti. Lo sciopero degli autotrasportatori ha senza dubbio portato delle difficoltà oggettive alla catena della logistica, ma ad amplificare a dismisura i disservizi è stata proprio la risposta emotiva da parte dei consumatori. I supermercati si sono trovati nell’impossibilità di gestire picchi straordinari di richiesta e di servire adeguatamente la clientela ordinaria.
Questo episodio dimostra ancora una volta quanto la percezione della scarsità sia, spesso, ben più potente della scarsità stessa. Un insieme di effetti e disagi che si sarebbero potuti evitare con un pizzico di senso comune e di misura in più, invece di trasformare una mobilitazione sindacale in una lotta all’ultimo acquisto.
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