Le elezioni amministrative in Sicilia appena concluse, ad eccezione della coda dei ballottaggi che interesserà Agrigento, Ispica e Bronte, lanciano ai partiti e alle coalizioni un segnale che più chiaro non si può: “uniti si vince”.
Ad eccezione, sia chiaro, che non ti chiami Cateno De Luca e che si voti a Messina e dintorni.
Dei tre capoluoghi in cui si votava, il centrodestra non ne ha conquistato neanche uno.
Ad Agrigento, Michele Sodano di Controcorrente, appoggiato da campo largo che comprende Casa riformista, ha sfiorato l’elezione al primo turno, con il 39,13%.
Al ballottaggio dovrà vedersela con Gerlando Alonge, che ha ottenuto il 34,79% sostenuto dal centrodestra che potrebbe compattarsi dopo che Lega e Dc al primo turno hanno sostenuto l’ex assessore regionale Luigi Gentile.
A Messina ha vinto a mani basse il sindaco uscente, Federico Basile di Sud chiama Nord, che con il 58,42% dei voti ha sconfitto Marcello Scurria del centrodestra che ha ottenuto il 26,90%, e la candidata del campo largo, l’avvocata femminista Antonella Russo che si è fermata al 12,22%.
La lista del Partito democratico ha ottenuto l’8,52% dei voti, mentre quella formata da M5s e Controcorrente di La Vardera ha raccolto appena il 3,05%.
A Enna il nuovo sindaco è il “Barone rosso” Mirello Crisafulli simbolo, lui più che il logo, del Pd a Enna e non solo.
Il 78enne Mirello, come è arcinoto nel panorama politico regionale, ha ottenuto il 64,11% dei voti contro il candidato del centrodestra Ezio De Rose, che si è fermato al 32,23%.
Enna democratica, la lista messa in piedi da Crisafulli dopo il divieto di usare il simbolo del Pd, intendendo il logo, ha ottenuto il 27.03% dei voti di lista.
È inoltre interessante dare uno sguardo a quanto è successo in provincia di Siracusa, dove si votava in tre comuni, Augusta Floria e Lentini.
Ad Augusta, il primo comune per numero di abitanti della provincia dopo il capoluogo, il centrosinistra indossava i panni del polo progressista, con il candidato Salvo Pancari, espresso da Avs e M5s e benedetto da La Vardera, a cui si è poi aggiunto il Pd.
La linea in campagna elettorale, è stata quella “dura e pura” lontana da ogni contaminazione di moderatismo.
A sostenerla sono arrivati perfino il segretario nazionale di Sinistra Italiana Fratoianni e dell’ex presidente della Puglia Nichi Vendola.
È finita con la riconferma del sindaco uscente di centrodestra, Peppe Di Mare, che ha raccolto l’84,09% dei consensi, lasciando all’avversario appena il 13,70%, e nessun seggio alla coalizione che lo sosteneva, dal momento che nessuna delle tre liste di partito ha superato lo sbarramento del 5%.
A Floridia ad essere riconfermato è stato invece Marco Carianni, vicino al Pd e sostenuto da una coalizione di centrosinistra allargata al contributo di tre liste civiche.
Carianni ha ottenuto il 74,93% dei voti contro il 25,03% dello sfidante Antonello Sala sostenuto dal centrodestra compatto.
A Lentini invece il nuovo sindaco è Enzo Pupillo, storico esponente del Partito democratico di cui è anche dirigente regionale.
Con Pupillo c’erano, oltre al Pd, il M5s, Controcorrente, presenti con un’unica lista, altre tre civiche, una delle quali formata dal segretario cittadino auto sospeso e da altri esponenti di Forza Italia.
Una coalizione “impura” benedetta, seppure con cautela, anche dal leader provinciale del partito berlusconiano, il deputato regionale Riccardo Gennuso.
Pupillo, con il 43,57% ha sconfitto il favorito Giuseppe Fisicaro di Grande Sicilia, sostenuto dal centrodestra ma non dalla Lega, che da queste parti si fa chiamare Insieme, che presentava un suo candidato.
Per chiudere questa carrellata, va ricordato che Carianni e Pupillo sono entrambi molto vicini al deputato regionale Tiziano Spada, esponente di spicco dell’area Pd che si contrappone al segretario regionale Anthony Barbagallo e è in rotta con la segreteria provinciale e tutta l’area Schlein.
A voler riflettere sulla linea da tenere in occasione delle regionali dell’anno prossimo, il materiale c’è.
Ma prevarrà il pragmatismo che guarda al cosiddetto centro, a cominciare da Sud chiama Nord, o la linea dura e pura imposta da Avs, M5s e La Vardera, che dà per scontato che sarà lui il candidato alla presidenza?
Il centrodestra fa il tifo per una delle due, e non è la prima.
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