Era riuscito ad evadere durante il trasferimento dalla casa circondariale “Pietro Cerulli” di Trapani all’ospedale “Sant’Antonio Abate” il detenuto riacciuffato poi qualche ora dopo e riportato in carcere.
Ieri mattina l’uomo, dopo aver dichiarato di avere ingerito una lametta, era stato portato in ospedale per tutti gli accertamenti del caso e nei pressi del nosocomio era riuscito a far perdere le tracce per poi essere catturato nel pomeriggio grazie al tempestivo e professionale intervento del personale di Polizia penitenziaria.
A confermarlo è Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo Polizia penitenziaria (SAPPE), che rivolge un plauso agli agenti e alla loro professionalità e determinazione sottolineando come “ancora una volta il corpo ha dimostrato efficienza operativa e altissimo senso del dovere”.
Per il segretario generale del Sappe, l’episodio deve però indurre a una riflessione più ampia.
“Non possiamo continuare ad affidarci esclusivamente all’abnegazione del personale. I servizi di traduzione e piantonamento sono tra i più delicati e rischiosi che la Polizia penitenziaria svolge ogni giorno, spesso in condizioni di grave carenza di organico e con carichi di lavoro sempre più pesanti.” – aggiunge
Da qui la necessità che il Governo e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria investano con decisione nel potenziamento degli organici, nell’ammodernamento delle dotazioni operative e nella revisione delle procedure di sicurezza per i servizi esterni.
“Le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria garantiscono quotidianamente la sicurezza del Paese ben oltre le mura degli istituti penitenziari e meritano strumenti, risorse e tutele adeguati.”
Capece conclude rivolgendo un appello al ministro della Giustizia e al capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria affinché venga aperto con urgenza un tavolo di confronto sulle criticità dei servizi di traduzione e piantonamento.
“Il brillante epilogo di questa vicenda è merito esclusivo della professionalità della Polizia penitenziaria, ma non possiamo continuare a confidare soltanto nel sacrificio e nello straordinario senso del dovere del personale.
Occorrono interventi concreti e non più rinviabili: rafforzamento degli organici, revisione dei protocolli operativi, adeguamento delle dotazioni e delle misure di sicurezza per i servizi esterni. Ogni traduzione comporta rischi elevati e deve poter essere svolta nelle migliori condizioni possibili.”
“Chiediamo al ministro della Giustizia e al capo del Dap di convocare al più presto le organizzazioni sindacali rappresentative del corpo per affrontare queste problematiche e individuare soluzioni efficaci. La sicurezza del personale, degli operatori sanitari e dei cittadini non può essere affidata all’emergenza, ma deve poggiare su programmazione, risorse e scelte organizzative adeguate.
La Polizia penitenziaria continua a dimostrare di essere all’altezza della propria missione istituzionale; ora è lo Stato che deve dimostrare di essere all’altezza dei suoi uomini e delle sue donne.
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