“Oggi è stato notificato un ricorso, con il quale è stata impugnata innanzi al TAR Catania la delibera del Consiglio comunale che ha approvato la mozione di sfiducia, nonché i successivi decreti regionali di inserimento del Comune di Lentini nel turno elettorale del prossimo 24 maggio e di nomina del Commissario straordinario”.
A comunicarlo è l’ex sindaco Rosario Lo Faro che, in caso di accoglimento del ricorso, potrebbe tornare a capo dell’ammirazione comunale per un altro anno, in modo da completare il proprio mandato fino alla scadenza naturale.
Nella seduta del 16 marzo, nel corso della quale è stata votata la sfiducia al sindaco, erano stati sollevati dubbi sulla regolarità della convocazione e dello svolgimento.
Irregolarità che se dovessero essere confermate, potrebbero incidere sulla validità della seduta e della delibera con la quale si determina la sfiducia al sindaco e la conseguente decadenza dalla carica.
Alla base del ricorso ci sarebbe la convocazione della seduta, con all’ordine del giorno un atto di straordinaria amministrazione, in assenza del presidente del Consiglio.
Dopo le dimissioni di Vinci, in conseguenza delle polemiche per la mancata approvazione della sfiducia nella seduta del 18 febbraio il Consiglio, nella seduta successiva, non aveva eletto il nuovo presidente.
Lo Faro ricorda come nel corso della discussione, era stata sollevata la questione sulla legittimità degli atti che sarebbero stati adottati nella seduta.
“In Consiglio comunale erano state chiaramente segnalate, prima ancora della votazione, irregolarità gravi, idonee a incidere sulla validità della seduta e dei deliberati.
Nonostante ciò, si è scelto deliberatamente di andare avanti.
Durante la discussione, è stato chiesto al Segretario Generale quali fossero le conseguenze di un atto adottato in presenza di tali vizi.
Alla risposta — netta — che la delibera avrebbe potuto essere impugnata, è stato replicato che il parere non era vincolante e che il Consiglio avrebbe deciso comunque.
Tradotto: si è scelto consapevolmente di esporsi al rischio di adottare una decisione illegittima.
Eppure, una soluzione semplice e corretta esisteva: il 9 marzo si poteva eleggere il Presidente del Consiglio e procedere poi a una convocazione pienamente regolare.
Non lo si è voluto fare.
Si è preferito forzare, con una motivazione priva di logica, nonostante non vi fosse alcuna urgenza: la mozione di sfiducia scadeva il 1° aprile, lasciando ancora oltre venti giorni utili.
Quello che oggi accade, dunque, non è un incidente, ma il risultato di una scelta precisa, portata avanti ignorando consapevolmente i rilievi sollevati.
Io sto esercitando un diritto, esattamente nella direzione indicata in aula, proprio per evitare tutto questo.
Adesso sarà il Tribunale Amministrativo Regionale a valutare.
Ma una cosa è già chiara: quando si mettono da parte le regole, non si colpisce una persona — si espone un’intera città.
Si poteva evitare. Non lo si è voluto fare.
Io continuo a stare dalla parte della correttezza istituzionale”.
Così Lo Faro in un comunicato.
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