La Quinta Sezione del Tar di Catania ha pubblicato oggi due sentenze con le quali respinge altrettanti ricorsi contro l’elezione del sindaco di Messina Federico Basile, per irregolarità nella presentazione delle liste collegate alla sua candidatura.
Con entrambi i ricorsi si chiedeva l’annullamento delle operazioni elettorali del 24 e 25 maggio 2026 e degli atti collegati.
In particolare, la contestazione riguarda il verbale con il quale la Commissione Elettorale Circondariale ha deliberato l’ammissione alla competizione elettorale per il rinnovo del Consiglio Comunale delle 15 liste collegate alla candidatura a Sindaco di Federico Basile, sebbene prive delle firme necessarie, a parere dei ricorrenti.
Il Tar di Catania ha respinto i due ricorsi, come già aveva fatto con quelli relativi all’elezione del sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto, ritenendo valida l’interpretazione sostenuta dal partito del sindaco e di Cateno De Luca.
Vediamo cosa afferma la norma contestata, contenuta nella legge regionale 7 del 1992, che regola l’esenzione dalla raccolta delle firme per la presentazione.
“Nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti o gruppi politici costituiti presso l’Assemblea regionale siciliana in gruppo parlamentare o che nell’ultima elezione regionale abbiano ottenuto almeno un seggio, anche se presentino liste contraddistinte dal contrassegno tradizionale affiancato ad altri simboli. In tali ipotesi le liste dei candidati saranno sottoscritte e presentate dal rappresentante regionale del partito o da una o più persone dallo stesso delegate, con firma autenticata”.
Il testo, come si legge, non prevede alcun limite del numero di liste che è possibile presentare con il simbolo contenente quello di un partito rappresentato all’Ars.
Come si vede nella foto di copertina, (ingrandisci) le 15 liste pcollegate a Federico Basile presentavano tutte il simbolo di Sud chiama Nord.
Una furbata del solito Cateno De Luca? Piuttosto un’interpretazione audace, ma corretta, del testo della norma.
Comprensibilmente soddisfatto il sindaco Basile, che ha commentato con sobrietà sul suo profilo social.
“La sentenza del TAR di Catania conferma la legittimità del percorso elettorale di Sud Chiama Nord.
Oggi, però, voglio soffermarmi sulla fiducia che il 60% dei messinesi ha rinnovato al nostro progetto, scegliendo di proseguire il percorso di cambiamento avviato nel 2018.
Una fiducia che si traduce, per chi è stato democraticamente scelto a guidare la città, in responsabilità, impegno e risultati.
In questi mesi abbiamo continuato a lavorare, portando avanti gli interventi programmati e gli impegni assunti con la città.
La credibilità di un’amministrazione si misura nella capacità di trasformare gli impegni in fatti concreti.
È questa la strada che abbiamo intrapreso e che continueremo a percorrere perché è anche quella scelta e premiata dai messinesi.
A chi continuerà ad alimentare dubbi e veleni, magari alla ricerca di qualche consenso sui social, risponderemo come abbiamo sempre fatto: con il lavoro, con i risultati e mettendoci la faccia.
Il nostro obiettivo resta dare continuità al cambiamento”.
Alla sobrietà di Basile fa da contraltare il linguaggio colorito del leader del suo partito.
“Altro calcio nel sedere a Scurria e Giorgianni e alla loro consorteria.
Questa volta il giochetto non è riuscito!
Vince Messina, vince la democrazia, sconfitti i sepolcri imbiancati!
Mi auguro che si chiuda una volta per tutte questa fase di veleni anche se ora ci sarà la classica reazione rabbiosa della vipera ferita”
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