Per la Fiom Cgil, lo sciopero e il presidio dei lavoratori della centrale A2A di San Filippo del Mela non rappresenta una vertenza isolata, ma l’espressione di una crisi industriale che attraversa l’intera Sicilia e mette in discussione il modello di sviluppo dell’isola.
Il segretario Fiom Sicilia Francesco Foti e il Responsabile Petrochimici Fiom Sicilia Antonio Recano parlano di uno stesso copione che si ripete da Mialzzo a Priolo: assenza di politiche industriali, decisioni rinviate, annunci mai tradotti in investimenti, imprese che ridimensionano la propria presenza e migliaia di lavoratrici e lavoratori lasciati nell’incertezza.
Per i due dirigenti Fiom la vicenda A2A si intreccia con quella di Eni Versalis a Priolo, dove è in corso uno dei più gravi processi di dismissione degli ultimi decenni, e con quella di Isab, dove la riconversione verso i biocarburanti procede senza un piano industriale complessivo capace di garantire la continuità del ciclo produttivo, la tutela dell’occupazione e il rilancio delle attività.
“Il rischio è evidente: trasformare la transizione energetica in un processo di riduzione della capacità produttiva del Paese. Una transizione priva di una regia pubblica, di investimenti strategici e del coinvolgimento delle organizzazioni sindacali finisce per scaricare i costi esclusivamente sui lavoratori e sui territori”.
Foti e Recano sottolineano come il polo energetico di Milazzo e il petrolchimico di Siracusa costituiscono infrastrutture strategiche per la Sicilia e per l’intero sistema industriale nazionale.
Preservarne la capacità produttiva significa salvaguardare occupazione qualificata, competenze, filiere industriali e sicurezza energetica.
“Affrontare ogni crisi separatamente significa, invece, accelerare un processo di deindustrializzazione che rischia di compromettere definitivamente il ruolo produttivo della Sicilia.
Per questo è necessario cambiare approccio.
Serve una vertenza regionale che unifichi le crisi di Milazzo, Siracusa e degli altri poli produttivi siciliani, ed è indispensabile che il Governo convochi con urgenza un tavolo nazionale presso il MIMIT, con la partecipazione della Regione Siciliana, delle aziende interessate e delle organizzazioni sindacali per definire di un vero piano straordinario per l’industria della Sicilia.
Occorre una visione industriale capace di coniugare innovazione, sostenibilità ambientale, sicurezza degli impianti, investimenti e qualità del lavoro, restituendo centralità all’industria come leva di sviluppo economico e sociale”.
La FIOM esprime piena solidarietà ai lavoratori della centrale A2A e sostiene la mobilitazione promossa dalle organizzazioni sindacali.
“La loro vertenza riguarda l’intero mondo del lavoro siciliano, perché mette al centro il futuro industriale dell’isola.
La mobilitazione di Milazzo dimostra che il tempo degli annunci è finito. I lavoratori non possono continuare a pagare il prezzo dell’immobilismo delle istituzioni e dell’assenza di scelte industriali. Servono decisioni immediate, investimenti concreti e un progetto credibile che garantisca continuità produttiva e occupazionale. La Sicilia è arrivata a un bivio”.
Per la Fiom Cgil la vertenza A2A e quella del petrolchimico di Siracusa impongono una domanda che Governo e Regione non possono più rinviare: quali politiche industriali vogliono costruire per la Sicilia?
“È il momento delle scelte. Se energia, chimica e raffinazione sono settori strategici per il Paese, non si tratta di difendere il passato, ma di decidere se la Sicilia continuerà a essere una terra di industria, lavoro e sviluppo oppure il simbolo della deindustrializzazione del Mezzogiorno. Da questa scelta dipende il futuro dell’isola”.
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