La fiction ‘Sul cammino di Francesco’, andata in onda in prima serata su Raiuno domenica scorsa, ha riportato al centro dell’attenzione la figura di Biagio Conte, Fratel Biagio come tutti lo chiamano, il missionario laico palermitano che seguendo le orme di San Francesco ha dedicato la sua vita ai più poveri e ai più fragili.
La fiction è stata il programma più seguito della serata con oltre 2 milioni e mezzo di telespettatori, ed ha suscitato molta emozione e curiosità sulla figura del fondatore della Missione Speranza e Carità.
Abbiamo chiesto al giornalista Riccardo Rossi, che ha lasciato prestigiosi ruoli professionali per vivere accanto a Fratel Biagio fino alla sua morte, e che ora è tra i volontari che ne portano avanti l’opera nella missione da lui fondata, di raccontare la sua esperienza a fianco del missionario. Quello che segue è un racconto intenso e ricco di spiritualità e fede.
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Riccardo, tu sei stato una delle persone più vicine a Fratel Biagio nella parte finale della sua vita, fino alla sua morte a soli 59 anni, avvenuta 12 gennaio di tre anni fa.
Che effetto ha avuto su di te e sulle persone che gli sono state vicine a Fratel Biagio?
Su di me ha avuto un effetto trasformante, mi ha fatto comprendere che tutta la Bibbia è il fondamento di noi credenti e mi ha dimostrato che avendo fede in Gesù ogni cosa è possibile, bisogna solo crederci e attraversare il dolore, alla fine del quale trovi Cristo Gesù.
Fratel Biagio ha creduto in me, voleva che non avessi più mediatori con Gesù, ma che avessi un rapporto diretto, personale.
Mentre Fratel Biagio durante la quaresima del 2022 aveva grandi prove, io ho ricevuto da Nunzio Lazzano, Piccolo Figlio della Divina Volontà di Palermo, una copia del libro ‘’Le 24 ore della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo’’, vergato dalla Serva di Dio Luisa Piccarreta; mi diceva che leggendolo avrei guarito le mie ferite spirituali.
Così è stato: da quel momento è incominciata la mia guarigione e il mio incontro profondo con Gesù Cristo e Maria.
Con Fratel Biagio eravamo uniti oltre che nelle opere, anche spiritualmente; mi ha preparato ad incontrare sempre di più il messaggio della Trinità, cioè a vivere l’Avvento del Regno di Dio in Cielo e sulla terra, che vuol dire la fine di tutti i mali e l’inizio di tutti i beni.
Alle persone vicine, Fratel Biagio dava una magnifica testimonianza del Vangelo; c’è chi si è messo alla sequela e chi non ha accolto.
Qual era il tuo rapporto con Fratel Biagio e com’era vivere accanto a lui.
Un rapporto molto intenso. È’ stato per me amico, fratello, consigliere spirituale.
Abbiamo anche litigato più volte, ma spesso lui faceva il passo per riconciliarsi.
Mi ha insegnato che la Bibbia è da leggere, meditare e mettere in pratica; lui in ogni momento si faceva interrogare dalla Parola, dava il suo Si e la metteva in pratica.
Mi ha insegnato che bisogna prendere la propria Croce sulle spalle e partire per predicare il Vangelo. Occorre la conoscenza del mistero della Croce, di abbracciare dolori, umiliazioni, derisioni e con queste andare avanti nella propria scelta di portare il bene a tutti.
Vivere accanto a lui è stato un privilegio assoluto, come giornalista mi ha fatto essere strumento dei sui comunicati alla stampa e quindi alla società.
Eravamo un corpo e un’anima sola, ogni parola che lui scriveva la sentivo mia e quando alcune sue battaglie inizialmente non le capivo (ad esempio su Halloween), dopo sono diventate essenza della mia vita e le mie stesse battaglie.
Più volte mi ha raccontato di sue esperienze spirituali che mi hanno regalato tanta gioia e speranza.
Lui era sempre alla ricerca di nuovi spunti per approfondire la sua fede: lo faceva anche studiando le storie dei santi.
In montagna, durante il suo ultimo digiuno nel 2022, è rimasto molto colpito dalla Serva di Dio Luisa Piccarreta, che per 60 anni circa è vissuta solo di eucaristia.

Ebbene il Signore anche a me quell’anno ha dato la grazia di conoscere Luisa Piccarreta, ho letto la raccolta di 36 libri, intitolati ‘’Libro di Cielo’’, approvati dalla Chiesa, in cui lei trascrive i suoi dialoghi avuti con Gesù e con Maria, loro eccessi d’amore; in seguito a queste letture sto avendo ogni giorno grandi benefici spirituali.
Tu non sei di Palermo e hai un passato di giornalista professionista, come sei arrivato alla Missione.
Sono napoletano, sono stato l’addetto stampa di un ministro e tanti politici.
Ad un certo punto nel 1999 a Torre Annunziata ho avuto l’incontro con la Madonna in una chiesa a Lei dedicata e dopo essermi convertito, mi sono trasferito a Catania nel 2003 in una casa famiglia, dove sono stato le braccia e le gambe di disabili fisici e mentali, allontanandomi dal giornalismo.
Ho ripreso a scrivere poco tempo dopo, fondando un giornalino di buone notizie ‘’La Gioia’’.
Ho conosciuto Fratel Biagio durante una sua testimonianza nel 2010, ebbi voglia di conoscerlo e in un capodanno alternativo dei francescani andai a trovarlo in missione a Palermo; da quell’incontro nacque il mio incarico di fare per la missione un giornale di buone notizie: “La Speranza”.
Nel 2018 mentre stavo andando a Palermo da Pedara, dove risiedevo, accompagnato da mia moglie Barbara, per impostare il nuovo numero del giornale ‘’La Speranza’’, seppi che Fratel Biagio si era abbandonato in digiuno e preghiera per strada alle poste Centrali in via Roma a Palermo; lo raggiunsi e sentii la mia chiamata a comunicatore sociale accanto a Fratel Biagio.

Sono rimasto con lui a dormire in strada per otto giorni.
Poco dopo con mia moglie Barbara decidemmo di lasciare la casa famiglia a Pedara dove vivevo da 15 anni, per seguire Fratel Biagio a Palermo in Missione Speranza e Carità.
Cosa rimane della sua esperienza a Palermo? Com’è la Missione oggi senza il suo fondatore.
A Palermo rimane tanto in chi lo ha conosciuto anche solo per qualche attimo, le sue parole, il suo sguardo profondo toccavano il cuore.
Ai giornalisti che come me lo hanno conosciuto personalmente, ha donato occhi diversi per guardare i più poveri.
Dal suo incontro si ricevevano semi profondi: succedeva nelle scuole, nella politica, nella gente comune.
Ad ognuno chiedeva di mettere in pratica il Vangelo; Fratel Biagio lo portava avanti con la sua vita.
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