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Priolo | Che ci fanno tre navi cariche di petrolio russo nella rada di Augusta?

26 Dicembre 2022 | by Michele Accolla
Priolo | Che ci fanno tre navi cariche di petrolio russo nella rada di Augusta?
Politica
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Tre navi cariche di petrolio russo ferme nella rada di Augusta, mentre prosegue in Commissione Industria al Senato, la discussione sulla Conversione in legge del decreto-legge che introduce misure urgenti a tutela dell’interesse nazionale nei settori produttivi strategici, e la cui approvazione ha imposto una svolta vicenda della raffineria Isab Lukoil di Priolo, proprio a pochi giorni dall’entrata in vigore dell’embargo.

Dopo l’entrata in vigore dell’embargo del petrolio russo, lo scorso 5 dicembre, con le dichiarazioni, in un’intervista al Sole24Ore dello stesso giorno, del Direttore Generale di ISAB S.r.l. Eugene Maniakhine, che annunciava la vendita dell’impianto di Priolo già prima di Natale, il silenzio sembra calato su una vicenda che presenta diversi aspetti ancora da chiarire.

Continuano infatti a pesare gli interrogativi sul futuro della zona industriale di Augusta – Priolo – Melilli, tanto per l’incertezza sul futuro della proprietà dell’impianto di Priolo, con il fondo americano Crossbridge che sembra pronto all’acquisto, quanto per la situazione sempre più critica dell’impianto di depurazione IAS di Priolo, di cui sembra ormai prossima la sospensione delle attività, con conseguenze che potrebbero di fatto provocare il blocco dell’intera zona industriale.

Ricordiamo che il salvataggio delle attività di Isab Lukoil è avvenuto con un decreto legge che, essendo uno strumento di legislazione di emergenza, rimane valido per sessanta giorni dalla sua entrata in vigore, trascorsi i quali decade, se nel frattempo non è convertito in legge dal parlamento.

Proprio nel corso della discussione del provvedimento, attualmente in Commissione Industria al Senato, per iniziativa del senatore Antonio Nicita, è stato presentato un emendamento al testo originario del decreto, per consentire “Nel pieno rispetto dell’azione, delle prerogative e dei tempi della magistratura inquirente, appare evidente la necessità di un nuovo intervento legislativo che possa coniugare, in tempi certi, la tutela dell’ambiente e della salute con la prosecuzione temporanea delle attività economiche”.

L’obiettivo è quello di consentire la prosecuzione delle attività di depurazione dell’impianto consortile, durante i lavori di adeguamento.

Lo stesso emendamento era già stato presentato in occasione della conversione in legge del decreto Sostegni quater, nelle settimane scorse, ma era poi stato ritirato per essere trasformato in un ordine del giorno che impegna il governo a trovare soluzione alla questione.

Intanto alcuni interrogativi sembrano legittimi.

Davvero non ci sono soluzioni diverse in grado di garantire la prosecuzione delle attività degli impianti del polo petrolchimico?

Non ci sono impianti autonomi, nelle varie industrie, pensiamo ad esempio al TAS, che possono essere utilizzati per garantire lo smaltimento delle acque industriali, nel rispetto dei limiti imposti?

Sembra che tre navi cariche di petrolio russo, da qualche giorno prima di Natale, siano in attesa nei porti di Augusta e Santa Panagia.

In attesa di cosa?

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