Tra i sindaci eletti il 24 e 25 maggio scorsi, ce n’è uno che sta facendo agitare la politica regionale.
È Leonardo Burgio, eletto a Serradifalco in provincia di Caltanissetta per il terzo mandato consecutivo, nonostante il limite dei due mandati imposto dalla legge regionale.
Alla base dell’iniziativa di Burgio c’è la pronuncia della Corte Costituzionale del 19 febbraio scorso, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma della Valle d’Aosta che prevede il limite di quattro mandati consecutivi ai sindaci nei comuni fino a 5 mila abitanti.
La suprema Corte ha stabilito che restrizioni al diritto di elettorato passivo non possono essere introdotte con scelte regionali difformi e prive di specifiche giustificazioni, perché incidono su diritti politici fondamentali e alterano l’equilibrio democratico.
Burgio è il coordinatore provinciale della Lega ed è anche il figlio di Daniela Faraoni, la dirigente regionale fino a qualche mese fa assessore regionale alla Sanità, voluta in quota Forza Italia dal presidente Schifani, che poi l’ha sostituita con l’ex segretario regionale del suo partito Marcello Caruso.
Con una nota il Movimento per l’Autonomia ha chiesto al Presidente della Regione Schifani di firmare “senza esitazione” il decreto predisposto dall’Assessorato regionale delle Autonomie locali per la rimozione del primo cittadino.
“Non si può consentire che un singolo amministratore, per quanto sorretto dal consenso elettorale, realizzi per via di fatto ciò che il legislatore regionale ha più volte negato per via di diritto.
La sovranità dell’Assemblea legislativa siciliana in materia di ordinamento degli enti locali non può essere svuotata da atti unilaterali di disobbedienza civile, per quanto dichiarati. Lo impone, inoltre, il rispetto dei tanti sindaci siciliani che nella passata tornata elettorale hanno osservato la legge. Sono decine gli amministratori che, giunti al termine del secondo mandato consecutivo, hanno rispettato il limite dei due mandati previsto dalla norma regionale, rinunciando a ricandidarsi. A ciascuno di loro e ai cittadini che ne hanno legittimamente raccolto l’eredità, si deve la garanzia che la legge sia uguale per tutti.”.
A fianco di Burgio si sono schierati la Lega, che ha definito la nota del Mpa “una presa in giro”, e 18 tra i sindaci e gli ex sindaci siciliani interessati dal limite del terzo mandato, che hanno inviato una lettera al presidente Schifani.
“Il comunicato dell’Mpa è una presa in giro nei confronti dei tanti sindaci che hanno dovuto rinunciare al terzo mandato dopo che l’Assemblea regionale siciliana ha bocciato per due volte la relativa riforma. Oggi si invoca la tutela dei loro diritti, ma allora nessuno li ha difesi.
Si tratta di rispettare il diritto dei cittadini di scegliere i propri amministratori e il diritto all’elettorato passivo”.
Nella vicenda interviene anche Anci Sicilia con una nota a firma del presidente Paolo Amenta e del segretario generale Mario Emanuele Alvano.
“Continuiamo a ritenere che non trovi alcuna valida giustificazione il fatto che la Sicilia sia l’unica Regione nella quale ai sindaci dei Comuni non sia consentita la candidatura per un terzo mandato consecutivo, nonostante il legislatore nazionale abbia ormai previsto una disciplina diversa per gli enti locali.
Per tale ragione, Anci Sicilia ha più volte sostenuto l’opportunità di un adeguamento della normativa regionale a quella nazionale, nell’ottica di assicurare uniformità di trattamento agli amministratori locali e superare una evidente disparità che riguarda esclusivamente i Comuni siciliani”.
I due dirigenti dell’Associazione dei Comuni siciliani sottolineano come la candidatura del sindaco di Serradifalco non sia stata contestata nel corso del procedimento elettorale, né prima dello svolgimento delle elezioni, né durante le operazioni di ammissione delle liste, circostanza che ha inevitabilmente contribuito a determinare l’attuale situazione.
“Anci Sicilia continuerà, come sempre, a rappresentare esclusivamente gli interessi istituzionali dei Comuni, auspicando che il legislatore regionale voglia riprendere un confronto serio e organico sull’assetto delle autonomie locali, a partire dall’allineamento della disciplina del terzo mandato con quella vigente nel resto del Paese, nell’interesse della certezza del diritto, della stabilità istituzionale e del rispetto dell’autonomia dei Comuni”.
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