Tra i candidati sindaco alle elezioni del 24 e 25 maggio in Sicilia, si guadagnano la ribalta quelli di due comuni: Serradifalco in provincia di Caltanissetta e Villabate alle porte di Palermo.
Serradifalco è un comune di 5 mila e 500 abitanti Caltanissetta, al confine tra le province di Caltanissetta e Agrigento, che dista 21 chilometri dal capoluogo nisseno e soli 13 da Canicattì.
Il 24 e 25 maggio gli elettori di Serradifalco, come quelli di altri 70 comuni in Sicilia, dovranno scegliere, con il sistema maggioritario, il nuovo sindaco e il nuovo Consiglio comunale.
O meglio, dovranno scegliere se andare a votare per riconfermare il sindaco uscente e la sua lista o rimanere a casa.
C’è infatti un solo candidato sindaco ed è l’uscente Leonardo Burgio, che sta per completare il suo secondo mandato.
Per essere eletto, così prevede la legge regionale, dovranno recarsi alle urne la metà degli elettori più uno.
Burgio è il coordinatore provinciale della Lega ed è anche il figlio di Daniela Faraoni, la dirigente regionale fino a qualche giorno fa assessore regionale alla Sanità, voluta in quota Forza Italia dal presidente Schifani, che all’inizio della settimana l’ha sostituita con l’ex segretario regionale del suo partito Marcello Caruso.
Nella lista di Burgio, l’unica presentata, ci sono esponenti, oltre che della Lega, anche del Pd e un ex 5 stelle. Ma non finisce qua.
Secondo la legge regionale Burgio non sarebbe eleggibile, dal momento che la norma impone al sindaco il massimo di due mandati consecutivi.
L’Assemblea Regionale Siciliana ci aveva provato, a marzo, ad approvare una norma che avrebbe consentito il terzo mandato ai sindaci nei comuni fino a 15 mila abitanti.
Il voto segreto è stato implacabile e la norma è stata bocciata con 43 voti contrari e appena 18 a favore.
Ma Burgio va avanti lo stesso, e sfida la Regione forte della pronuncia con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del limite di quattro mandati consecutivi ai sindaci nei comuni fino a 5 mila abitanti, imposto da una legge della Valle d’Aosta.
La suprema Corte ha stabilito che restrizioni al diritto di elettorato passivo non possono essere introdotte con scelte regionali difformi e prive di specifiche giustificazioni, perché incidono su diritti politici fondamentali e alterano l’equilibrio democratico.
Difficile che possa esprimersi in modo diverso se il caso siciliano dovesse arrivare all’esame.
L’altro caso curioso è a Villabate, il comune alle porte di Palermo di poco meno di 20 mila abitanti, in cui si vota con il sistema proporzionale a doppio turno.
Qua a sfidarsi sono due candidati: Giovanni Pitarresi sostenuto dal centrosinistra e Vincenzo Oliveri sostenuto dal centrodestra senza la Lega.
La particolarità è rappresentata dalla candidatura dell’ex presidente della Corte d’appello di Palermo, Vincenzo Oliveri, che è stato sindaco dal 2015 al 2020, eletto quella volta con una coalizione di centrosinistra.
Con i suoi 86 anni compiti lo scorso dicembre, Oliveri, se eletto diventerebbe infatti il sindaco più anziano d’Italia.
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