Il geologo Pippo Ansaldi del Comitato Parchi e l’ornitologo Carmelo Iapichino della Lipu contestano il progetto del Libero Consorzio, ente gestore della Riserva Ciane e Saline.
“L’alibi della progettazione: come affogare la riserva del Ciane sotto 5 milioni e mezzo di servizi e consulenze”.
Per i due storici ambientalisti siracusani l’approvazione del progetto da 5.510.080 euro non rappresenta un traguardo, ma si configura come “un vero e proprio capolavoro di cinismo e spregiudicata elusione burocratica”.
Ansaldi e Iapichino affermano che la salvaguardia fisica di un ambiente unico e fragile è stata letteralmente sacrificata sull’altare della ‘spesa a tutti i costi’, piegandosi alla tirannia di una burocrazia incapace di programmare.
L’accusa al Libero consorzio, ente gestore della riserva, è di non essere stato in grado di produrre un progetto di fattibilità tecnico-economica (PFTE) adeguato ai parametri del nuovo Codice degli Appalti e di avere operato, pur di non farsi sfuggire i 5,5 milioni di euro dei fondi europei FESR 2021-2027, una trasformazione tanto radicale quanto grottesca.
In particolare, l’ente avrebbe derubricato le opere fisiche necessarie ad appena il 18,50% del totale, appena 719.000 euro per “Lavori”.
Di contro, sarebbero state gonfiate a dismisura la voce “Forniture di Beni e Servizi”, “trasformandola in un buco nero capace di assorbire l’81,50% del budget, pari a un’enormità: 3.168.000 euro”.
Secondo Ansaldi e Iapichino dall’analisi del Quadro Tecnico Economico approvato, sarebbero confermate le storiche critiche sollevate dalle associazioni ambientaliste (Comitato Parchi, LIPU, Associazione Anna Maria Lepik, Legambiente, Italia Nostra).
“Invece di investire le risorse per l’emergenza vitale del sito – ovvero la ricostruzione dell’argine costiero, la sistemazione idraulica indispensabile per fermare l’erosione marina e ripristinare le precarie condizioni dell’asta fluviale, rivitalizzando la stazione di Cyperus Papyrus – il budget è stato polverizzato in una pioggia di incarichi intellettuali ad alta remunerazione, mance accademiche e forniture superflue”.
Questa la sintesi contenuta nella nota di Ansaldi e Iapichino.
I 748.000 euro dirottati su accordi universitari per la “Gestione delle specie ittiche in via di estinzione” e i 135.000 euro per la realizzazione di un’inutile avannotteria, rappresenterebbero uno spreco destinato a un aspetto marginale, del tutto privo di basi scientifiche che ne giustifichino la spesa in relazione alle finalità istitutive della riserva.
Quasi 500.000 euro impiegati per attività divulgative, kit didattici, musei del sale, musei del papiro e “percorsi sensoriali”.
194.000 euro vengono sperperati per banche dati in cloud e fumose attività di citizen science, di dubbia utilità pratica.
719.000 euro, ovvero la vera e propria elemosina destinata ai “Lavori”, non prevedono il posizionamento di un solo masso a difesa della costa.
Si finanzierebbe unicamente una banale cosmesi outdoor: pulizia dei sentieri, telecamere (138.200 euro) e allestimenti per gli spazi interni dei musei (295.300 euro)”.
Nel mirino finiscono inoltre i 276.000 euro per pagare dei professionisti affinché “progettino su carta” le opere di difesa costiera e il ripristino degli argini, che sarebbero la conferma che il finanziamento da 5,5 milioni non arginerà un solo centimetro di mare.
“E questo avviene mentre le loro stesse proiezioni climatiche avvertono che, entro il 2100, l’area sarà invasa dalle acque per 1 km nell’entroterra, sommergendo irrimediabilmente le Saline, il tratto terminale di Anapo e Ciane, e persino la Statale 115”.
Ansaldi e Iapichino accusano il Libero Consorzio di avere trasformato l’intervento in un lucroso bancomat per micro-appalti, discutibili servizi universitari, censimenti inutili e progettazioni fantasma, si è scelto scientemente di curare un malato terminale prescrivendogli un percorso sensoriale e museale.
Il progetto finale non terrebbe conto delle alle reali emergenze del sito.
“Il Libero Consorzio riuscirà nella storica impresa di bruciare oltre 5 milioni di euro senza lasciarne la minima traccia tangibile sul territorio. Si è preferito assecondare l’ansia della “spesa veloce” per salvare i fondi e la faccia, condannando l’integrità fisica della Riserva a un inesorabile declino, nella perenne e vana attesa di finanziamenti futuri per quei lavori strutturali che servivano disperatamente oggi, nonostante siano trascorsi 42 anni dall’istituzione della riserva.
L’uso strumentale del tavolo tecnico, infine, richiamato a gran voce dalle istituzioni, rappresenta l’ultimo insulto. Sostenere ufficialmente che “sono state recepite tutte le osservazioni delle associazioni e dei partecipanti” è una mistificazione spudorata, utilizzata come foglia di fico per mascherare una realtà in cui, nei fatti, si è agito nell’esatta direzione opposta”.
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