I sindacati non ci stanno ad essere esclusi dal tavolo tecnico che deciderà il futuro dell’Ias.
Con un decreto del 14 luglio scorso, il presidente della Regione Renato Schifani ha istituito una Cabina di regia, presso la Presidenza della Regione Siciliana, per assicurare il coordinamento delle strategie e delle attività connesse alla gestione del depuratore consortile IAS di Priolo.
Della Cabina di regia fanno parte i sindaci dei quattro comuni interessati, l’amministratore di Ias, i presidenti dell’Ati, AretusAcque e Confindustria Siracusa oltre a un funzionario direttivo del Dipartimento regionale dell’Acqua e dei Rifiuti dell’Assessorato regionale dell’Energia e dei Servizi di pubblica utilità.
Dell’organismo, che dovrà definire gli indirizzi per la gestione dell’impianto nella fase successiva al distacco dei “Grandi utenti” petroliferi e petrolchimici del polo industriale di Siracusa, non fanno parte i sindacati.
I Segretari territoriali di Filctem-Cgil Fiorenzo Amato, Femca-Cisl Alessandro Tripoli e Uiltec-Uil Giuseppe Di Natale, ritengono che il futuro del depuratore deve passare anche attraverso la concertazione con i sindacati di categoria.
La protesta dei tre sindacati nasce dopo la riunione con la Regione Siciliana, alla quale hanno partecipato i principali utenti industriali del depuratore.
“Filctem, Femca e Uiltec chiedono con forza di essere coinvolti in una vicenda che riguarda direttamente una quarantina di lavoratori, ma le vicende e gli eventuali blocchi dell’impianto, impattano indirettamente su oltre 5.000 lavoratori dell’indotto industriale siracusano (comprese le aziende ISAB, Versalis, Sonatrach e Sasol)”.
A riaccendere il dibattito sul futuro di Ias è proprio l’imminente progressivo distacco dei grandi utenti industriali che dovrà avvenire nei prossimi giorni.
Per questo motivo, i tre sindacati dei chimici chiedono di essere convocati nei prossimi confronti sul futuro del depuratore, rivendicando il proprio ruolo, unici titolati a rappresentare i lavoratori.
Se la Regione dovesse continuare a rimanere sorda, Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil si riservano di intraprendere azioni più incisive.
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