Smembrare la provincia di Siracusa e dividere il territorio tra quelle di Catania a e di Ragusa.
Nel corso di un’intervista a Oriana Vella su Radio FM, il presidente del Libero Consorzio di Siracusa Michelangelo Giansiracusa si è lasciato andare ad una affermazione che, sebbene sia solo una provocazione, dà il senso della gravità della crisi dell’Ente.
“Il problema è che questo Libero consorzio o da qui a qualche mese trova una risoluzione da un punto di vista finanziario nazionale, oppure io la provocazione che faccio e che lancio qui è di membrare questo libero consorzio e consegnarlo per metà alla provincia di Siracusa e per metà alla provincia di Catania, perché altrimenti non ce ne veniamo fuori.
Non regge. Non regge, quindi o noi facciamo una sorta di pubblica dichiarazione di fallimento di tutti, che non siamo riusciti a risolvere un problema che non è mio e non è di una parte politica, perché il prossimo Presidente si troverà con le stesse difficoltà.
Anzi, il prossimo anno andranno in pensione 17 dipendenti, tra i quali due quadri, e la provincia non ha la possibilità di assumerne nemmeno uno”.
Che le cose all’ex Provincia di Siracusa, oggi Libero Consorzio, andassero male dal punto di vista finanziario era noto da anni, ma la provocazione di Giansiracusa fornisce una lettura, se possibile, ancora più drammatica della situazione.
Quella del presidente è quasi una dichiarazione di resa che diventa un appello alle forze politiche perché intervengano le istituzioni di livello superiore, in particolare la Regione, per sanare quella che è una situazione che rende di fatto impossibile all’ente svolgere le sua funzione.
“Noi stiamo concludendo il lavoro pazzesco che abbiamo fatto in sistema finanziario, con un deficit che è insanabile da un punto di vista delle soluzioni ordinarie.
Ci vuole un intervento normativo straordinario.
Se non trova da qui alla fine dell’anno una soluzione, la mia proposta è di immaginare che i comuni della zona sud vadano con Ragusa e quelli della zona centro-nord con Catania.
Quantomeno avranno delle amministrazioni provinciali con dei dipendenti, che avranno delle somme a disposizione, e le competenze da mettere a servizio.
Siamo arrivati a questo livello di riflessione, dopo che abbiamo fatto mille ragionamenti”.
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